Pianeta Terra a rischio? Reagire “megliotardichemai”!

 

P R O L O G O

 

I media ci comunicano quotidianamente sempre più diffusamente che il Pianeta Terra si sta “avariando”:

Il clima si sta modificando quasi radicalmente nei 5 continenti, la temperatura media dei mari sta aumentando, seppur lentamente, i ghiacciai polari si stanno riducendo con una progressione che appare inesorabile, desertificazioni progressive (Area del Mediterraneo, Africa Sub Sahara, Cina Nord-Ovest), eventi naturali (tsunami, terremoti, alluvioni inaudite senza fine, uragani disastrosi, aumento inaudito della temperatura estiva in vaste aree causando incendi di vegetazione e raccolti agricoli molto estesi, ecc.) estremamente pericolosi si stanno intensificando, soprattutto nel Sud-Est dell’Asia, ma anche nel Centro America e in Europa.

Molti “perché” sono causati dagli esseri umani: dalla ingordigia finanziaria dei capitalisti-globali e delle industrie multinazionali, molto più attenti ai listini quotidiani delle Borse Valori mondiali che ai rischi prospettici dell’umanità. Cui si aggiunge l’ipocrisia dei politici (focalizzati esclusivamente sulla loro legislatura – il proprio “orticello” – in corso) e l’ipocrisia millenaria e globale dei “religiosi-cosiddetti-rappresentanti-esclusivisti”-del-“loro”-Dio” (cattolici, islamici, ebrei, hindu, in primis).

 

Lo sfruttamento delle risorse naturali del Pianeta Terra: la deforestazione-selvaggia promossa e realizzata dalle multinazionali del legname, le trivellazioni-selvagge nei mari alla ricerca del petrolio (imprese petrolifere USA, UK, F, I, Russia, ecc.), magari con sistemi spesso obsoleti e technical-maintenance ai minimi, l’agricoltura con fertilizzanti tossici negli Stati arretrati e poveri, l’industrializzazione-antiecologica degli Stati-in-via-di-sviluppo (Cina, India, Indonesia, Brasile, Sud Africa, Nigeria, ecc.) Come pure l’incremento indiscriminato e senza alcun controllo della natalità umana negli Stati del “terzo” e “quarto mondo”, ecc.

 

Si può fare ancora qualcosa di efficace e risolutivo per arginare la rovina inesorabile del Pianeta Terra?

“Sì, si potrebbe”, ma con classi dirigenti nazionali ed internazionali molto meno pavide, assenti, ignoranti dei veri problemi reali, incapaci di promuovere, coordinare, finanziare e realizzare, controllando efficacemente, sufficienti progetti operativi di “sopravvivenza” del Pianeta Terra.

Quel poco che si sta facendo è del tutto insufficiente se non velleitario e quindi spesso inutile, in prospettiva.

 

 

S I P A R I O

 

A. Tsunami prima / dopo nell’Asia Sud-Est 2008

B. Terremoto di Haiti 2010

C. Eruzione e fuliggine dal vulcano dell’Islanda 2010

D. Incendi immensi e fuliggine in Russia 2010

E. Disastro petrolifero nel Golfo del Messico 2010

F. Pakistan, alluvioni spaventose e immense 2010

G. Foto di deserti: Sahara, Nabib (Africa Sud-Ovest), Gobi (Cina Nord-Ovest)

H. Sovrapopolazione in Africa: Darfour, Kenia, Zimbabwe

I. Sovrapopolazione nella Cina Centro-Nord-Est, Qindao Beach

J. Sovrapopolazione nel Bangladesh

 

 

 

 

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C O  M M E N T I

 

L’ONU è costituito da 192 Stati. Il Segretario Generale è, tanto per cambiare,  un burocrate-grigio e assente di intelletto ed energia politica. Dovrebbe essere una delle missioni primarie dell’ONU la creazione di un’Agenzia per la Protezione Globale dell’Ambiente. NON esiste! Fatto salvo il WWF ed anche i coraggiosi e inarrestabili di GREENPEACE che agiscono secondo “progetti-localismi” ma senza un piano globale di azioni concrete avallate e supportate dagli Stati coinvolti.

La protezione si realizza con la gestione preventiva delle emergenze. Emergenza è tutto quanto non è stato previsto prima. All’ONU, invece, si chiacchera all’infinito senza risultati tangibili……bla, bla, bla…..I Rappresentanti degli Stati fanno i passacarte e i viveur a New York. Non si sente il “peso” dell’ONU, salvo il peso dei costi del suo mantenimento, a carico di ciascun Stato appartenente.

Riporto 5 diversi contributi giornalistici molto critici sull’indifferenza politica nazionale e internazionale sui problemi della situazione ecologica globale.

Dal Blog di Beppe Grillo, 23.08.10

L’uomo sta consumando la Terra. Quanto manca perché un qualsiasi Paese vada in default per fame? Perché si diffonde la bancarotta alimentare? Le decine di Stati Falliti dal punto di vista economico non sono nulla in confronto a quelli che falliranno per la mancanza di sostenibilità del loro territorio. Gli Stati morti di fame. Mathis Wackernagel ogni anno ci informa di quando cade l’ Overshoot Day, il giorno in cui sono state utilizzate tutte le risorse prodotte dalla Terra in un anno. Nel 2010 cade oggi, il 21 agosto, quattro mesi prima della fine dell’anno e un mese prima rispetto al 2009. Ci vorrebbe un pianeta e mezzo per coprire l’attuale fabbisogno pari al 150%.
Non abbiamo scelta: o emigriamo su Marte, come suggerisce Stephen Hawking, o usiamo le risorse in modo responsabile. Il cemento non si mangia e il CO2 non si respira.

Intervista a Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network. Agosto 2010

“Sono Mathis Wackernagel del Global Footprint Network. Il 21 agosto raggiungeremo il giorno dell’Overshoot Day 2010, il giorno in cui le risorse utilizzate a partire dal primo gennaio 2010 saranno pari a ciò che la Terra è in grado di rigenerare in un anno intero. Calcoliamo integralmente gli indicatori dell’impronta ecologica ogni anno per tener conto dei nuovi dati e del miglioramento delle metodologie di calcolo. Il nostro metodo tenta di non sovrastimare il calcolo del giorno dell’overshoot. Ogniqualvolta non c’è certezza, sottostimiamo il sovraconsumo di risorse da parte dell’umanità.
Oggi c’è una maggiore consapevolezza del fatto che l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è dovuto all’aumento delle emissioni di CO2 da parte degli esseri umani, le riserve di pesca sono minacciate, le riserve di acqua potabile sono sempre più scarse in molti luoghi del mondo, abbiamo città più popolose, eccetera. Questi sono i sintomi ecologici. Tali sintomi si manifestano in economia in primo luogo nelle economie vulnerabili. Posti dove le risorse diventano davvero scarse vedono aumenti repentini del prezzo del cibo, come si è visto poco tempo fa, anche a causa dell’aumento del costo dell’energia. Le persone ai margini sono maggiormente colpite da questi fenomeni.
Haiti, per esempio, si trovava in una situazione molto debole fin da prima del terremoto. Poi è stata colpita da questa disastrosa calamità. È molto difficile per un Paese così uscire dalla condizione di scarsità di risorse e devastazione economica.
È però possibile affrontare questo problema. Tutto dipenderà dalle priorità e dal valore che assegneremo alle azioni sulle quali intendiamo investire. Se non si considera come massima priorità invertire il trend, sarà molto difficile per qualsiasi Paese migliorare la propria situazione.
Ciò che mi sorprende maggiormente è il fatto che i Paesi non hanno ancora preso consapevolezza di quanto tutto ciò li interessi. Se non si adattano oggi le economie dei Paesi alla scarsità di risorse che si prospetta all’orizzonte, i Paesi non saranno pronti.
Non c’è bisogno di un accordo internazionale per preparare il proprio Paese. Si potrebbe dire: “Aspetta il consenso globale e manda all’aria il tuo futuro!“. Se si guarda al trend di consumo di risorse del proprio Paese, ci si rende conto che obiettivi più stringenti per la riduzione del consumo rispondono agli interessi del Paese stesso meglio di quanto accordi come quello di Cancun o altri saranno mai in grado di fare”. Mathis Wackernagel.

“E da oggi il Pianeta ha esaurito le risorse naturali dell’anno”. 21 Agosto 2010

Dal Corriere della Sera. Di Fulco Pratesi

 

Il 21 Agosto non è una data qualsiasi per il Pianeta. E’ il giorno in cui, secondo i calcoli del “Global Footprint Network”, la Terra ha esaurito, per quest’anno, la sua capacità di fornirici spontaneamente e gratuitamente i suoi servizi (acqua, suolo coltivabile, risorse della pesca) e di assorbire l’anidride carbonica e gli altri inquinanti, responsabili dei cambiamenti climatici di cui le ultime settimane ci hanno dato tragiche testimonianze. E inizia ad aprire un debito nei confronti dell’umanità che procede spedita nella dilapidazione delle sue risorse naturali. Secondo i dati dei ricercatori, dal 22 Agosto cominceremo quindi ad intaccare le riserve e a inviare un surplus di CO2 nell’atmosfera.

Per la maggior parte della storia umana, l’uomo ha vissuto in linea con la natura consumando risorse e producendo gas climalteranti in quantità minori rispetto a quelle che il Pianeta era in grado di rigenerare e di assorbire spontaneamente. Ma circa trent’anni fa l’equilibrio ha iniziato a mutare. La richiesta di servizi naturali da parte dell’uomo in termini di terre coltivabili, disponibilità di acqua dolce, produzioni ittiche sta infatti superando la capacità della natura di esaudirla. La distanza tra domanda e offerta, definita dagli esperti come Overshoot – ossia superamento del limite ecologico – aumenta anno dopo anno. Così, se l’anno scorso l’ Overshoot Day cadde il 25 Settembre, quest’anno è arrivato il 21 Agosto.

Oggi la natura impiega almeno un anno e sette mesi per rigenerare le risorse che l’umanità consuma in soli 12 mesi. E stiamo producendo molta più CO2 di quanto i sistemi naturali del Pianeta (foreste, oceani, savane e praterie) possano assorbire, contribuendo così all’alterazione del clima. Secondo le previsioni legate all’impronta ecologica dell’umanità, se ogni cittadino della Terra consumasse (e sprecasse) come quelli degli Stati Uniti, per soddisfare le sue esigenze occorrerebbe un secondo pianeta.  Se ci si limitasse a quanto consuma (ed emette CO2) ogni cittadino italiano , sarebbe sufficiente un pianeta e mezzo. Il 13 Ottobre il WWF e il Global Footprint Network lanceranno in tutto il mondo il Living Placet Report che aggiornerà i dati sull’impronta ecologica dei vari Stati e indicherà la via per un processo di sostenibilità a beneficio dell’ambiente e del benessere di tutti noi.

 

Dal Corrieredella Sera, 15 Agosto, 2010

“IL COLLASSO ECOLOGICO” di Giovanni Sartori

 

….. “  Allora è proprio vero che il clima sta cambiando? Io credo di sì; ma di per sé il gran caldo, come pure i grandi freddi non costituiscono prova sufficiente di niente. Anche se una frequenza crescente di oscillazioni climatiche estreme rafforza i nostri sospetti. Ma molti governi, Italia in testa, non fanno nulla per creare un’opinione “verde” né per affrontare seriamente il problema del collasso ecologico. La crisi economica  è e resta grave, ma il problema della crescente invivibilità del nostro Pianeta è molto, ma molto più grave. Eppure da noi è fiorita soltanto l’industria dell’eolico, dei mulini a vento. Ed è fiorita quasi soltanto perché fonte di tangenti e di intrallazzi. Perché l’energia prodotta dal vento è largamente un imbroglio, visto che la nostra penisola non ha abbastanza vento per giustificarla…..

….. Gli scienziati che oggi studiano il clima. La rarefazione delle risorse naturali e, in ultima analisi, il problema della nostra sopravvivenza, sono migliaia. S’intende che possono sbagliare. Ma la scienza procede provando e riprovando. E noi già disponiamo di un enorme patrimonio di dati e di conoscenze che, però, vengono bellamente ignorate dai più.

Il fatto è che gli esseri umani non si muovono “a freddo” guidati dalle ragioni della ragione. Gli umani si attivano “a caldo”, se hanno paura o se mossi da passioni (ivi inclusa la passione per il potere e per il denaro). E così la scienza ricorre per farsi ascoltare, a proiezioni con date ravvicinate di scadenza. Ma noi siamo in grado di prevedere un percorso, dei trends. Non il “quando”. Dunque predire scadenze è sbagliato; ma non farlo rende la predizione inefficace. Come uscire da questo circolo vizioso? Non lo so. Ma so che la politica dello struzzo dei nostri governanti è la politica peggiore.”

 

 Dal supplemento “Sette” del Corriere della Sera del 26 Agosto 2010

 

“Le Nazioni Unite dichiarano guerra alla desertificazione. Come annunciato pochi giorni fa a Fortaleza, Brasile, all’apertura della seconda conferenza internazionale sui cambiamenti climatici, il decennio 2010-2020 sarà dedicato alla lotta contro questo fenomeno che minaccia 2,1 miliardi di persone. Secondo i dati ONU è a rischio il 44% delle terre coltivate con 20 milioni di tonnellate di grano che vanno perse ogni anno.  “Terrribili siccità come queele vissute oggi nella regione del Sahel” ha dichiarato il segretario della convenzione ONU, Luc Gnacadja, “accadono e continueranno ad accadere, a meno che non ci sia un’azione risolutiva che cominci ora e prosegua ininterrotta per tutto il prossimo decennio”.

 

Alcuni dati significativi:

 

>  41,3   La % di Terra occupata da territori aridi,

>  6,6     La % di Terra occupata da deserti,

>  2,1     Milioni di persone che abitano terre aride,

>  110    Gli Stati a rischio desertificazione,

>  44      La % di terreni coltivati situati in zone a rischio,

>  12      I milioni di di ettari di terreno coltivabile persi ogni anno,

>  42      I miliardi di USA $ persi ogni anno a causa della desertificazione,

>  20      I milioni di tonnellate di grano raccolti in meno ogni anno,

>  1.300 I m3 d’acqua all’anno pro-capite disponibili nelle aree desertiche,

>  2.000 I m3 d’acqua annui pro-capite necessari per la sussistenza. “

 

 

Aspettiamo di conoscere “quali azioni” verranno concepite, approvate e finanziate (!) per risolvere, almeno in parte, il problema gravissimo della desertificazione.

 

 

 

 

C O N C L U S I O N E

 

 

  1. La situazione ecologica del Pianeta dipende primariamente da vari fattori: l’incremento inarrestabile dell’industrializzazione inquinante, soprattutto negli Stati cosiddetti emergenti, la deforestazione selvaggia (in Brasile, Africa, Asia Meridionale, soprattutto), la desertificazione progressiva in alcune grandi aree (tra cui in alcune zone dell’Italia del Sud), la pesca marina industrializzata (Giappone, Norvegia, Spagna, Stati Uniti, soprattutto), gli scarichi di petrolio in mare per disastri (Golfo del Messico, Dalian in Cina) o per lavaggi di petroliere proibiti in zone marine, scarichi in mare di rifiuti dalle navi (nell’Atlantico esiste una specie di “isola dei rifiuti” accumulata nei decenni dalle correnti marine, grande come almeno 2/3 della Spagna), l’agricoltura con pesticidi tossici negli Stati poveri, l’incremento degli allevamenti di bovini ed ovini (grandi emettenti di CO2), gli incendi dolosi forestali, quasi sempre impuniti a causa di leggi punitive inadeguate (in Italia!). Sono questi i fattori principali determinanti l’inquinamento generale (spesso già irreversibile) di terre, acque dolci e marine, aria respirabile, associati all’incremento inarrestabile della popolazione mondiale, assecondato se non “protetto” dagli irresponsabili, ipocriti e miopi capi delle principali religioni (la cattolica in primis col loro ridicolo slogan millenario: “Ci penserà la provvidenza divina!”).
  2. Le decisioni politico-affaristiche (ma anche di matrice mafiosa) che creano conseguenze negative o peggiorative per l’ambiente locale, sono prese, quasi sempre, da “cricche” affaristiche-politico-mafiose locali, dove corruzione e concussione regnano sovrani. Tra i purtroppo numerosi cattivi esempi cito la decisione di trivellare il mare in vicinanza delle Isole Tremiti (Regione Puglia ) alla ricerca del petrolio; come pure la decisione del Governo della Libia di far trivellare dalla British Petroleum (!!!) i fondali del Golfo della Sirte, in cosiddette unilateralmente “acque libiche” in realtà internazional, a 2-3 ore di motobarca dalle coste della Sicilia. L’ineffabile sospettato di collusione con la mafia, Governatore Raffaele Lombardo “non ha fatto una piega”, in merito.
  3. Statisticamente, l’aumento incontrollato della popolazione in uno Stato, significa anche aumento delle dimensioni del mercato locale, aumento quindi della domanda di beni alimentari, beni durevoli e di servizi (a prescindere dalla qualità) e, pertanto, un aumento dell’offerta (pur frammentaria e disorganizzata) da parte delle industrie, dell’artigianato e della produzione di beni alimentari, allevamenti di bestiame inclusi. Con conseguente incremento esponenziale dell’inquinamento e dell’emigrazione clandestina verso l’Unione Europea o gli Stati Uniti.
  4. In altre parole, l’aumento indiscriminato della popolazione “genera” fatalmente un incremento degli inquinamenti ecologici, in misura ormai non più sostenibile. Va tenuto conto, ovviamente, del lento ma progressivo aumento dell’invecchiamento della popolazione che, negli Stati di medio ed alto tenore di vita (l’Italia rosulta tra gli Stati proporzionalmente con maggior numero di ultrasessantacinquenni), è diventato molto evidente con profondi cambiamenti nelle strutture sociali e nel modo di vivere.

La Cina, nel 1999, aveva una popolazione stimata in 1.233 milioni. Nel 2010 si stima che abbia superato i 1.350 milioni (+9% in 11 anni). L’India, nel 1994, aveva una popolazione stimata in 913 milioni. Nel 2010 si stima che abbia superato i 1.100  milioni (+20% in 16 anni).  L’Africa, nel 1999, aveva una popolazione stimata in 763 milioni. Nel 2010 si stima che arrivi a superare i 900 milioni (+18% in 11 anni). Gli USA nel 1998 avevano una popolazione di 270 milioni. Nel 2010 si stima abbiano superato i 310 milioni (+15% in 12 anni). L’Indonesia, nel 1995 aveva una popolazione di 195 milioni. Nel 2010 si stima arrivi a 240 milioni (+23% in 15 anni). Il Brasile, nel 1996, aveva una popolazione stimata in 157 milioni. Nel 2010 si stima abbia superato i 190 milioni (+21% in 14 anni). La Nigeria, nel 1999 aveva una popolazione stimata in 112 milioni. Nel 2010 si stima superi i 130 milioni (+16% in 11 anni). L’Egitto, nel 1996 aveva una popolazione di 59 milioni. Nel 2010 si stima abbia superato gli 80 milioni (+36% in 14 anni).

I primi sei Stati/continente (Nigeria ed Egitto esclusi) rappresentano il 58% della popolazione globale che si stima in 7 miliardi. Pur non contando con un numero diverso di anni tra le comparazioni “prima” e “2010” (media aritmetica = 13 anni), l’incremento medio ponderato della popolazione dei 6 Stati/continente è del 16%…..

Se andiamo avanti così…..

  1. Ecco perché è indispensabile (meglio tardi che mai) che la politica internazionale, il G20 perlomeno, in quanto l’ONU si trastulla coi bla-bla-bla, si attivi, promuovendo e attuando un severo piano globale di controlli delle nascite a livello globale, passando sopra, anche duramente quando sia necessario, alle proteste insulse e irresponsabili di politicanti, prelati, papi, iman, monaci e similaria miope ed ipocrita da sempre.
  2. Il bene dell’umanità intera, a prescindere dal livello di ricchezza o povertà, razza, sesso, religione praticata, sistema politico, NON può e NON deve essere condizionato da minoranze estremiste di alcun genere, siano esse politiche, religiose, dittatoriali, politico-terroristiche. Nel caso esse resistano e si neghino ad assecondare le condizioni di limitazione delle nascite Urbi et Orbi, che sia guerra senza esitazioni, una guerra globale che coinvolga tutti: progressisti e retrogradi.

         L’alternativa è la fine ignominiosa del Pianeta, prima o poi, causata dagli esseri umani!  Un lento ma inesorabile  

         suicidio globale in piena regola!

 

Grazie per la Sua gentile attenzione!

Cordiali saluti!

gualtiero.pw@gmail.com

Pianeta Terra a rischio? Reagire “megliotardichemai”!ultima modifica: 2010-08-27T19:33:00+00:00da gualtiero.pw
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