Le centrali nucleari francesi ? No! Grazie.

P R O L O G O

 

Il  disastro nucleare di Fukushima in Giappone, è dovuto in massima parte al fortissimo terremoto (9,0 della Scala Richter) e in parte conseguente agli effetti dell’immane tsunami, protratto poi dalle difficoltà impreviste dei servizi di sicurezza e manutenzione.  Affidati da anni a una società privata, la “Tokio Electronic Power Company” (TEPCO) che aveva ed ha una fama di indecisa trasparenza se non di manipolazione di dati vitali, “pro domo propria”, per evitare sì rischi di maggior panico nell’opinione pubblica, ma anche per non mettere a rischio i loro contratti di servizio con lo Stato.

Il portavoce della TEPCO: “La situazione è difficile ma sotto controllo”…..

Non la pensa così Yoshihito Wakamatsu, il più grande esperto vivente del “Toyota Production System (TPS), il metodo di produzione che ha fatto diventare l’impresa automobilistica giapponese la prima al mondo…..

Non la pensa così anche il Prof. Premio Nobel Carlo Rubbia …..

 

 

S I P A R I O

 

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C O M M E N T I.

 

Dall’articolo su Panorama del 31 Marzo 2011, a firma Marco Cobianchi.

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Dice Wakamatsu: “ Se si vuole conoscere un fatto occorre andare lì dove questo fatto è accaduto”. “La burocratizzazione dell’amministrazione pubblica ha trasformato lo spirito dei dipendenti pubblici giapponesi: erano persone che si preoccupavano di conoscere i fatti e, conoscendoli, di risolvere i problemi. Oggi, invece, sono dei gestori lontani dalle cose concrete. Per fare un esempio: il giorno del terremoto e dello tsunami alcuni dirigenti di grandi imprese elettriche hanno trascorso la serata nei bar alla moda di Tokio e non si sono preoccupati di andare a vedere cosa era successo. Ci hanno mandato dei ragazzini.”

 

“Oggi, chi sta gestendo l’emergenza sul luogo dove è successo il disastro sono dei ragazzini di 23 anni. I dirigenti della TEPCO non sono andati a vedere cosa era successo, non si sono resi conto da vicino, personalmente, del disastro, ci hanno mandato altri. Così anche i rappresentanti del Governo: hanno agito in ritardo perché nessuno di loro ha voluto vedere con i propri occhi come mai il terremoto e lo tsunami hanno potuto provocare quella tragedia. Se ne sono rimasti lontani, a Tokio, a gestire e dare ordini. Ma non si possono dare ordini pensando di risolvere il problema se non si va a vedere il problema di persona. C’è troppa burocrazia a Tokio. Troppa burocrazia ci ha resi impreparati, semplicemente perché  non sapevamo come affrontare cose che non conoscevamo.”

 

Tutto questo, secondo Wakamatsu, ha un’origine: “L’origine è nella colossale bolla finanziaria della fine degli anni ’90. In quel momento, qualcosa è cambiato in Giappone: tutti ci siamo adagiati nel nostro benessere, ci siamo abituati alla pace, alla tranquillità, non abbiamo coltivato il legame con il passato e ci siamo allontanati dalle origini, dal nostro spirito e siamo stati impreparati a rispondere all’emergenza. E questo è tanto più preoccupante perché tutte le centrali nucleari giapponesi sono vicine al mare.”

La conclusione è sconsolata: “Dobbiamo recuperare le nostre origini, il nostro spirito, quello che ci ha fatto diventare il Paese più efficiente del mondo. Ma da almeno 25 anni non lo siamo più”.

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I giudizi di Wakamatsu, a mio avviso, andrebbero quasi su misura anche sull’Italia odierna.

 

Il disastro di Fukushima ha subito riacceso i dubbi e le polemiche nazionali ed internazionali sui livelli di sicurezza, sugli altissimi costi d’impianto, sui gravissimi problemi derivanti dalle esigenze di sicurezza dello stocking delle scorie radioattive che richiedono, si stima, “migliaia di anni” per esaurire la loro pericolosità.

 

Quasi tutti gli Stati con centrali atomiche operative, magari da 3-4-5 decenni, hanno già deciso di effettuare i cosiddetti “stress test” per verificarne i livelli di sicurezza. Alcuni Stati (come la Germania, la Spagna, la Svizzera) stanno riflettendo (politicamente, s’intende) se dismettere gradualmente la funzionalità delle loro centrali nucleari, per evitare rischi catastrofici, anche se non ben ipotizzabili ma attribuibili ad errori umani (sempre possibili), alla “fatalità” o a disastri naturali locali, comunque non da escludere. E contemporaneamente sviluppare al massimo la produzione di “energie alternative”: solari, eoliche, biomasse, bioetanolo da vegetali o altro da scoprire.

 

L’Italia, anzi il Governo italiano oggi in carica fregandosene altamente dell’opinione della grande maggioranza degli elettori italiani che si era dichiara contraria all’energia nucleare in Italia, col Referendum del 8-9 Novembre 1987 – ha autorizzato l’ ENEL a costituire una società mista con la EDF francese per importare in Italia la tecnologia nucleare francese di “Terza Generazione”, già vecchia ma “riveduta e corretta all’uopo per la vendita” agli italiani-sprovveduti.  Il “prodotto francese in vendita” è attualmente in costruzione presso Flamanville in Normandia, di fronte al mare. Dovrebbe essere attivato entro il 2014. Si parla di un investimento a lungo termine, da parte dell’Italia, di 30 miliardi di Euro, per almeno, si dice, 12-14 centrali nucleari. Una cifra “pazzesca” per un “progetto insicuro”. Vediamo perchè.

 

La decisione operativa è stata “rimandata” dal Governo italiano di un anno. E poi ?

L’annunciato Referendum sul Nucleare nel prossimo 12-13 Giugno sarà forse determinante.

 

Quando leggo sulla stampa o ascolto in TV certi commenti da parte di esponenti del Governo (tipo il Ministro Paolo Romani, esperto di TV, o il Sottosegretario Daniela Santanché, esperta di retorica-di-piazza) o di esponenti/simpatizzanti del cosiddetto “Forum Nucleare Italiano”costituito da 25 imprese (Soci Fondatori e Soci Ordinari) tutte direttamente interessate (money, money) agli appalti di costruzione delle centrali nucleari in Italia – (tipo Enrico (Chicco) Testa, “laureato in filosofia” ( ! ), ex Presidente di Lega Ambiente “contro il nucleare” (sic!), esperto di “finanza creativa”, ora Presidente Consiglio Direttivo, esperienza di centrali nucleari = zero), sulla “sicurezza certa” delle centrali nucleari di Terza Generazione, come quelli che il Governo ha concordato di acquistare dalla Francia, mi vengono i brividi di incertezza e di insicurezza sul futuro dei miei figli e delle generazioni italiane in corso di crescita.

Cos’è il Forum Nucleare Italiano

Il Forum Nucleare Italiano è un’associazione “no-profit” (sic!) che vuole contribuire, come soggetto attivo, alla ripresa del dibattito pubblico sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia. Il Forum vuole favorire una più ampia e approfondita conoscenza dell’opzione nucleare e delle sue implicazioni come condizione indispensabile di un confronto non pregiudiziale su questo tema.

Il Referendum del 1987 portò infine all’abbandono dell’energia nucleare in Italia, poi disatteso nel 2009 dal Governo attuale. Enrico (Chicco) Testa commentò nel 1987: « Il risultato è di grandissimo interesse politico. La battaglia è stata dura per i grossi interessi in campo ». Evidentemente, in seguito, sulla via per Parigi, è stato colto da un drastico ripensamento (money, money!).

Lei crede, onestamente, che questo organismo, il Forum Nucleare Italiano, sia “spassionatamente” e “disinteressatamente” in grado di dimostrare la propria “neutralità” nel valutare i livelli probabili di sicurezza delle centrali nucleari francesi, progettate per l’Italia ? Io no!

Poi, noto  l’ ”Agenzia per la Sicurezza Nucleare”, istituita con l’articolo 29 della legge 23 luglio 2009, n. 99 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie Generale n. 176 del 31 luglio 2009 (Supplemento Ordinario n. 136) ed entrata in vigore il 15 agosto 2009.

 

Cos’è l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare

 

E’ l’ autorità italiana per la regolamentazione tecnica, il controllo e l’autorizzazione ai fini della sicurezza (compresa la protezione dalle radiazioni) di tutte le fasi legate alla realizzazione e gestione delle centrali elettronucleari e alla gestione dei rifiuti radioattivi.

 

Ha per Presidente il Prof. Umberto Veronesi, deputato PD (ex?), medico oncologo di fama mondiale, ma esperienza pratica con le centrali nucleari = zero, 86 anni vigorosamente portati, coadiuvato da  Maurizio Cumo (professore ordinario di impianti nucleari presso la Sapienza Università di Roma e socio dell’Accademia Nazionale delle Scienze. Si dice che sia uno dei massimi esperti al mondo di impiantistica nucleare….teorica forse, ma esperienza pratica di centrali nucleari = zero) e Marco Enrico Ricotti (Professore di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano, cioè pratica di centrali nucleari = zero) per il Ministero dello Sviluppo economico e Stefano Dambruoso e Stefano Laporta (vice prefetto il primo e direttore generale dell’ ISPRA il secondo, cioè entrambi con pratica di centrali nucleari = zero) per il Ministero dell’Ambiente.

Lei crede, onestamente, che questo organismo, l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, di ispirazione politica di parte e diretta da “teorici senza pratica” sia “spassionatamente” e “disinteressatamente” in grado di dimostrare la propria “neutralità” nel valutare i livelli probabili di sicurezza delle centrali nucleari francesi, progettate per l’Italia ? Io no!

Perché non risulta ufficialmente coinvolto il Prof. Premio Nobel Carlo Rubbia ?

 

E’ sicuramente il maggior esperto italiano di pratica di ricerca scientifica nucleare, con pluriennale esperienza direttiva del Centro Europeo per le Ricerche Nucleari (CERN) a Ginevra. Dal Giugno 2010 è anche il Direttore Scientifico dell’ Institute for Advanced Sustainability Studies di Potsdam in Germania. Un centro sostenuto dal Governo tedesco, voluto dal Cancelliere Angela Merkel, dove lavorano fisici, chimici, economisti, scienziati sociali di tutto il mondo. Obiettivo: produrre idee: “Una fabbrica di idee da mettere a disposizione di tutti, del Governo tedesco ma anche al resto del mondo.”

 

In un’intervista, ben scritta dal corrispondente da Berlino del Corriere della Sera, Danilo Taino,  in data 28 Marzo 2011. Carlo Rubbia racconta come vede il mondo dell’energia, anche nucleare, dopo Fukushima.

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Carlo Rubbia dice che la reazione dell’ “intelligentsia” sarà di fare piccole modifiche, di mettere le pompe più in alto per proteggerle dallo tsunami. Ma il problema è diverso: le centrali di oggi si fondano su modelli probabilistici. I quali dicono che ci vorrebbero centomila reattori per avere un incidente grave all’anno. Invece non è così, perché la concatenazione degli eventi l’incidente lo fa succedere. Occorre passare a un modello deterministico, dove l’incidente non può accadere. Anche quando si parla di reattori di Terza Generazione, si parla di cambiamenti cosmetici, serve altro.

L’ altro a cui si riferisce Carlo Rubbia sono le “centrali a torio”.

Le propone da tempo ma la novità sta nel fatto che l’iniziativa di svilupparle è stata presa da cinesi ed indiani. Pechino l’ha lanciata ufficialmente a fine Gennaio 2011, Delhi ha in corso studi avanzati. In altre parole, i due maggiori Stati emergenti, affamati di energia, hanno deciso di prendere la leadership nel futuro del nucleare, prima di Stati Uniti ed Europa.

Il torio è un metallo reperibile in natura, leggermente radioattivo. Se puro e in forma metallica, è di colore bianco argenteo che si mantiene lucido per molti mesi; però se viene contaminato con il suo ossido si annerisce lentamente all’aria diventando prima grigio e poi nero. L’ossido di torio (ThO2), detto anche toria, ha uno dei più alti punti di ebollizione di tutti gli ossidi (3300 °C). Quando vengono scaldati all’aria, i trucioli metallici di torio prendono fuoco e bruciano con una brillante luce bianca. Ha molte e diverse utilizzazioni nell’industria.

 

Una “centrale a torio” – spiega Carlo Rubbia – ha i vantaggi di non produrre plutonio per usi militari, di lasciare scorie che si esauriscono in un tempo limitato – quattro-cinque secoli – rispetto all’uranio (molte migliaia di anni) e quindi può essere controllata e soprattutto può essere spenta quando si vuole. In più – dice Carlo Rubbiaper produrre un giga watt servono tre milioni di tonnellate di carbone l’anno, oppure 200 tonnellate di uranio 235, con le attuali centrali nucleari. Ma di torio ne basta una tonnellata l’anno e il torio è abbondantissimo in natura, ce n’è molto anche nell’Italia Centrale.

.E’ questa, secondo il premio Nobel, la strada nucleare da seguire dopo Fukushima: al momento l’iniziativa è in mano a cinesi ed indiani, i quali calcolano che il torio potrebbe garantire le loro esigenze per i prossimi 20-30 mila anni.

 

“Piuttosto che investire trenta miliardi di Euro nel nucleare vecchio, l’Italia farebbe bene a investirne tre in questa nuova tecnologia.”

 

Le “idee impensabili”, frutto dei primi mesi di lavoro a Potsdam, aprono territori nuovi. Eccone tre.

 

Prima. Stabilito che catturare l’anidride carbonica e metterla nel terreno non funziona – è difficile, costoso, gli ambientalisti sono contrari – l’idea è quella di bruciare fossili senza produrre anidride carbonica. Invece di usare direttamente il gas metano, lo si scompone in un tubo a mille gradi in idrogeno e carbonio: l’idrogeno diventa il combustibile pulito e il black carbon diventa la base di altri prodotti, dalle fibre agli elementi sintetici.

 

Seconda. Dal momento che il petrolio non serve solo a produrre energia elettrica ma si usa anche nelle automobili, negli aerei, nei fertilizzanti, nelle materie plastiche, con cosa sostituirlo quando scarseggerà ? Con un liquido, come fanno i brasiliani con l’etanolo prodotto dalle piante. Ma la nostra idea è di catturare l’anidride carbonica che già viene prodotta ed è già anche pagata e mischiarla con l’idrogeno per produrre metanolo, poi trasformabile in tanti modi, dall’etanolo all’urea, alle resine. Così l’anidride carbonica da passività si trasforma in asset ovvero risorsa.

 

Terza. I “clatrati” , in particolare il cosiddetto “burning ice”, “ghiaccio che brucia”. Si tratta di una sostanza chimica nella quale molecole di acqua formano un lattice solido che racchiude al proprio interno metano. Di recente si è scoperto che di questa sostanza ce n’è un’enorme quantità nel mondo, in sedimenti profondi e nei fondali degli oceani: le stime attuali, conservative, indicano una potenzialità di diecimila giga tonnellate. Un’enormità confrontata con le poche centinaia di giga tonnellate di metano e petrolio convenzionali.

 

 

Questo per dire, con Carlo Rubbia, che, dopo Fukushima, la questione energetica potrebbe non essere così disperata. A guardarla da Postdam.

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Oltre a Carlo Rubbia l’Italia ha anche Margherita Hack, astrofisica di livello internazionale, 88 anni portati benissimo, che, a proposito del “nucleare” dice:

 

“Che senso ha temere il nucleare e i termovalorizzatori se poi si corrono rischi ben più gravi? Intorno al Vesuvio abita più di un milione di persone. E’ un vulcano vivo, che accumula energia. Io non sono un geofisico ma la logica mi fa dire che prima o poi il Vesuvio erutterà”. Margherita Hack difende il nucleare anche perché, “scorie a parte è la fonte di energia che inquina di meno l’aria”. A giudizio dell’astrofisica “anche per le scorie ci sarebbe una soluzione ma è utopistica: siamo in un villaggio globale. L’energia è un problema globale che va risolto a livello globale”. Secondo Margherita Hack “le centrali andrebbero costruite nei luoghi del pianeta con minor rischio geologico.

E da lì si potrebbe distribuire l’energia”.

Quanto all’Italia e il nucleare, sostiene l’astrofisica, “serve gente un po’ più seria degli italiani. Immagino tempi biblici, costi in perenne lievitazione, infiltrazioni mafiose. Diciamocelo: in Italia le centrali non si faranno mai. Non si riesce nemmeno a fare una discarica”.

 

Infine sulla possibilità di cambiare giudizio sul nucleare dopo il disastro di Fukushima, Margherita Hack sostiene che “gli incidenti devono far riflettere, far pensare a nuove precauzioni, ma non si puo’ rinunciare al nucleare sull’onda emotiva degli incidenti. Anche perché nel pianeta il problema energetico c’è. Petrolio e gas finiranno. Noi già oggi dipendiamo dall’estero”.

 

C O N  C L U S I O N I

 

(A)  La decisione del Governo, con la Legge 23 luglio 2009, n. 99, Articoli 25, 26, 29 di rimettere in autorizzazione l’installazione di centrali nucleari in Italia, costituendo l’ Agenzia per la Sicurezza Nucleare, unica istituzione responsabile, a tutti gli effetti, delle previsioni, valutazioni di merito e dei controlli sistematici in tema di sicurezza nucleare, per i cittadini ed ambientale, si rivela, ad una attenta quanto difficoltosa lettura e comprensione – data la miriade di “commi” che stabiliscono o emendano commi di altre Leggi – un testo tipico redatto da funzionari-legulei che non hanno alcuna idea di cosa significhi creare un’organizzazione di altissimo contenuto manageriale e tecnologico, con risorse di scienziati di provata esperienza di ricerca e gestione pratica (all’estero!) nel settore delle centrali nucleari.

 

(B)   Art.29 Comma 2.  L’ Agenzia per la Sicurezza Nucleare è composta dalle strutture dell’attuale Dipartimento Nucleare, rischio tecnologico e industriale dell’ISPRA e dalle risorse dell’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente (ENEA), attualmente preposte alle attività di competenza dell’Agenzia che le verranno associate.

Viene previsto – Commi 17 e 18 – il trasferimento di risorse tecnologiche umane da questi due enti sino a un limite di 50 (uscieri, impiegati, elettricisti, ingegneri industriali, ingegneri nucleari, management, ecc.) per una spesa annua che, per il 2010 e 2011, fu prevista entro un limite di 1.500.000 Euro annui, ossia entro una media di:  Euro 1.500.000 : 50 addetti = 30.000 Euro annui lordi per addetto ( ! ).

Cioè circa lo stipendio medio lordo che percepisce un(a) impiegato(a) di concetto,  o un(a) ingegnere neolaureato(a) con qualche anno di esperienza di ricerca scientifica, che magari parlino benino l’inglese, in un’impresa privata medio-grande in Italia (1.500 -1.600 Euro netti mensili x 14 mensilità).

 

Questo per dire che un(a) brillante ingegnere industriale o  nucleare, con almeno 10-15 anni di esperienza di ricerca ed applicazioni pratiche nel settore delle centrali nucleari, possibilmente maturata in Stati dove le centrali nucleari esistono da decenni ( sono questi gli addetti ad alta tecnologia che servono ! ), pretenderebbe giustamente almeno 3-4 volte tanto, sennò rimane all’estero, dove è ben pagato e può sviluppare molto meglio la propria professionalità.

 

Altrimenti, con una media di 30.000 – 40.000 Euro lordi annui (1.500 – 2.200 netti mensili x 14) un addetto neolaureato in materie scientifiche varrebbe come “un due di picche”! Come al solito, nelle istituzioni pubbliche italiane si collocano “scartine” o “giovani ancora inesperti”, ma “amici degli amici-politici”, con stipendi per quel che valgono le “scartine”. Che dovrebbero collaborare alla creazione e al mantenimento dei sistemi di sicurezza e controllo relazionati con l’operatività di centrali nucleari in Italia ??? Cave canem!

 

(C)   Dopo la promulgazione della Legge 23 luglio 2009, n. 99, Articoli 25, 26, 29, il Governo e i media hanno “sparato” probabili installazioni di centrali nucleari in numerose Regioni, determinando una diffusa ed organizzata reazione di ferma protesta e rifiuto da  parte della maggioranza dell’opinione pubblica locale. Si è commentato di ipotesi di Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia, Molise, Lazio, Puglia, Sardegna e Sicilia…..persino di Campania ( la “camorra dei Casalesi” sarebbe ben lieta di gestire tutti gli appalti, con una congrua “mazzetta %” sul valore dell’energia nucleare prodotta”…..

 

 

Risulta ben chiaro che tutte le Regioni sono “contro le installazioni di centrali nucleari”.

Sufficientemente contrarie da far perdere le Elezioni Politiche al Governo proponente, alla prima occasione.

 

(D)  Perché il Governo “non” ha coinvolto direttamente il Prof. Premio Nobel Carlo Rubbia ? Che è lo scienziato italiano più esperto di ricerca nucleare e che è stato scelto dal Governo della Germania come Direttore Scientifico del loro più importante istituto di ricerche sull’energia, Institute for Advanced Sustainability Studies di Potsdam ? Probabilmente perché “non” volevano pagarlo quanto merita, malgrado i compensi eccessivi e “non meritati” di molti ma molti Parlamentari di entrambi gli schieramenti, vere e proprie “scartine”, molte in odore o prova di “cambia-casacca-pro-domo-propria” e sicuramente perché Carlo Rubbia “non” è un  asskisser di alti esponenti politici.

Ma forse,  molto più probabile,  perché Carlo Rubbia  “non” voleva condividere la decisione del Governo di acquistare dal “Grand Coq Français” – investendo sino a 30 miliardi di Euro nel lungo termine – delle centrali nucleari di Terza generazione, che egli considera obsolete e diseconomiche rispetto all’innovazione delle “centrali al torio”. Che gli intraprendenti scienziati cinesi e indiani hanno già adottato nelle loro ricerche avanzate.

 

 

(E)   Un’eventuale decisione futura da parte del Governo in carica, che sia favorevole all’installazione “d’imperio” di centrali nucleari di Terza Generazione (francesi) in Italia, contro l’opinione espressa dalla maggioranza dei cittadini in ogni o in quasi tutte le Regioni, con un Parlamento composto prevalentemente da “vecchie facce con vecchi cervelli e con vecchie pseudo-idee” in entrambi gli schieramenti, attaccati morbosamente & affaristicamente alle rispettive poltrone (anche di scambio), con maggioranze politiche risicate ad ogni votazione, sarebbe – a mio avviso – una catastrofica follia !

 Da sempre ”ogni popolo ha il Governo che si merita!”.

 

(F)   Qualsiasi persona, politico o giornalista o sedicente-esperto o comune cittadino(a), dica o comunichi che, dopo il disastro di Fukushima, “non dobbiamo lasciarci influenzare dalle emozioni” ma perseverare, riflettendo, sull’energia nucleare, come previsto dal Governo in carica, è un soggetto di ben scarsa capacità intellettiva (se non ignorante plateale) e socialmente irresponsabile. Secondo me.

 

(G)  La speranza che l’Italia, come altri Stati dell’Unione Europea possa in futuro essere soggetta a “politiche unitarie sull’energia” che prevedano  fermi e controllati limiti allo sviluppo tecnologico e/o alla dismissione graduale delle attuali centrali nucleari, magari sostituite in futuro dalle innovative e ben più economiche e sicure “centrali al torio” è, per ora, solo un sogno!

Perché l’ Unione Europea continua ad essere “un grande pollaio con 27 tra galli e galletti!” Amen!

 

Grazie per la Sua gentile attenzione!

 

gualtiero.pw@gmail.com

Le centrali nucleari francesi ? No! Grazie.ultima modifica: 2011-04-02T10:24:00+00:00da gualtiero.pw
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