Professori-di-Energia-Nucleare-Escort.

P  R  O  L  O  G  O

 

In Italia, da almeno un paio d’anni, il vocabolo inglese “escort” è diventato sinonimo popolare di “malafemmina” (tradizionale-rispettoso), “puttana” (stradale-scurrile), “velina-per-cene-eleganti” (stileTV-berlusconiana). Sempre di donne si sparla. Mai di uomini si parla: noti-personaggi abbietti, falsi, ipocriti, professionisti/affaristi-collusi-con-mafie, politici-a-tariffa-variabile, giornalisti-da-marciapiede, religiosi-mentalmente-medioevali (cervello-affetto-da-dogmi-pro-domo-propria), ecc.

Troppi uomini sono “molto-più-escort” di tantissime donne che, sottomesse ad uomini-sfruttatori (anche di famiglia) o costrette/immigrate per sopravvivere o istupidite dai “miraggi” (money money) delle TV-spazzatura, svolgono la propria attività di “escort” (da marciapiede, da monolocale, da albergo lussuoso, da amante-mantenuta-a-rotazione-da-potenti).

Ora Le propongo una “nuova” categoria di “escort”: “il Professore (d)emerito di Scienze Nucleari”, un evidente autocontemplante lettore-di-libri-obsoleti sull’energia nucleare, che, imperterrito di fronte all’immane catastrofe nucleare di Fukushima in Giappone, alza la testa-impoverita e scrive le proprie opinioni in merito sul Corriere della Sera (13 Aprile 2011)…..

 

 

S  I  P  A  R  I  O

 

Non vogliamo mai vedere queste immagini riferite all’Italia, che possiamo evitare “non” vendendo il futuro dei giovani e futuri italiani a “cricche-politico-affaristiche” di ispirazione del Governo attuale, pagando anche 30 (trenta) miliardi di Euro nel lungo termine …..di tasca nostra!

 

Ricordi di Chernobyl 1986

 

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C  O  M  M  E  N  T  I

 

Le riporto tutto il testo integrale dell’articolo sul Corriere della Sera del 13 Aprile 2011, scritto dal Professore (d)emerito di Scienze Nucleari all’Università di Padova: Renato Angelo Ricci. Che, per colmo di ironia, è anche Presidente dell’Associazione Galileo 2001 per la “libertà” e la “dignità” della scienza” (sic!)…..I miei commenti sono in corsivo.

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“ Se la nostra paura vince sulla ragione”, di Renato Angelo Ricci.

 

“”” L’entità dell’eventuale “disastro nucleare” di Fukushima, se valutata razionalmente e collocata nel contesto di un cataclisma che ha fatto decine di migliaia di vittime, potrebbe non essere tale da contribuire in maniera essenziale al bilancio drammatico dell’ after day giapponese oltre alla perdita di una frazione consistente di energia elettrica. E sarà grazie alle centrali nucleari tuttora funzionanti (44), oltre alle fonti fossili soprattutto d’importazione, che l’approvvigionamento elettrico potrà essere disponibile per la ricostruzione.

 

…..“eventuale disastro nucleare” ? E il posizionamento delle 6 centrali di Fukushima fronte mare (come pure quello di molte altre delle restanti 48 centrali nipponiche), che “ora” appare pazzesco, pensando al rischio “tsunami”, come lo valuta il (d)emerito Prof? E le 11.500 tons. di acque fortemente radioattive versate in mare, che entrano nella catena alimentare ittica prima e umana poi. E il blocco delle importazioni di prodotti ittici giapponesi da un numero crescente di Stati (USA, Cina, Australia, Francia, ecc.) con una perdita immensa di PIL, in quale calcolo di “risk/benefit” lo mette il (d)emerito Prof? E la penetrazione nei terreni della radioattività in un raggio di almeno 30 miglia da Fukushima, con il conseguente inevitabile rischio di contaminazione radioattiva di prodotti agricoli? E l’impossibilità di tornare a vivere (225.000 persone senzatetto) nelle città e villaggi nello stesso raggio per vari decenni, con immense perdite di valori di proprietà, sociali e familiari? E la provata mancanza di trasparenza e i dubbi emergenti dalla comunicazione al Governo di dati scientifici riguardanti il disastro della centrale di Fukushima da parte della società “privata” di manutenzione impianti, la “Tokio Electronic Power Company” (TEPCO), in quale calcolo di “risk/benefit” li mette il (d)emerito Prof?

Ovviamente, non li mette affatto in conto! Ma si preoccupa che le “altre” centrali forniscano sufficiente energia per la ricostruzione. In quanto alla vita degli esseri umani (oltre 27.000)  e alla desertizzazione di fatto-radioattivo per decenni di un intera provincia giapponese, pazienza! Si deve allo “tsunami”…..che, però, forse, non sarà stato l’ultimo…..non si deve escludere…..

 

Ripensamenti o pause di riflessione di carattere politico, oltre alle verifiche di carattere tecnico, saranno all’ordine del giorno ma non porteranno, temo, a discussioni e confronti che non siano dettati da specifici interessi e contrapposizioni politiche e ideologiche difficilmente conciliabili, in particolare in un clima referendario come nel nostro Paese. Gli “stress-test” atti a verificare e/o a migliorare gli standard di sicurezza non saranno sufficienti a superare ancora una volta il “gap culturale”  che sovrasta ogni valutazione del rischio nucleare.

 

E’ ovvio che qualsiasi riflessione di carattere “economico” (money  money), politico e tecnico sarà gestito dalle “cricche-pro-business-nucleare” contro l’umana e più che legittima “paura” della stragrande maggioranza dei cittadini, che se ne fregano altamente delle elucubrazioni mentali del (d)emerito Prof. Perché pensano al futuro ambientale vivibile dei propri figli e parenti e amici, senza inutili rischi “non” prevedibili da pseudo-scienziati-nucleari-a-perdere, che sputano (scrivono) giudizi improbabili, per dovere (pagato) di “escort” del settore.

 

Per quanto riguarda l’Italia la decisione governativa di una “moratoria” di un anno, che sospende l’applicazione delle normative riguardanti l’installazione di centrali nucleari, anche se opportuna, rischia di ritardare, forse sine die un programma in partenza dopo 20 anni di attesa. Se a questa decisione non si accompagnasse anche una sospensiva del referendum, non vedo con quale serenità e capacità razionale tale pausa di riflessione verrebbe affrontata. Torneremmo ai tempi di Chernobyl e addio alle decisioni ponderate.

 

…..”rischia di ritardare, forse sine die….dopo 20 anni di attesa”……Il discorso sul nucleare in Italia sarà “non” ritardato” ma definitivamente chiuso! A furor di popolo! Qualsiasi Governo che pretenderà il contrario, per qualsiasi ragione, scoppierà per aria, come una massa di palloncini gonfiati!

 

Ragionevoli e puntuali argomentazioni sono state fatte da autorevoli ed esperti colleghi almeno per spiegare che il caso Fukushima, a differenza di Chernobyl e Three Mile Island, non è avvenuto per cause intrinseche ma per cause esterne di gigantesche proporzioni, che tali impianti erano alquanto datati, che già gli impianti tuttora in funzione in Europa e nel mondo, Giappone incluso, non hanno tali punti deboli e che la terza generazione avanzata, che riguarda le centrali previste per il programma nucleare italiano, offre ancora maggiori garanzie.

 

Il (d)emerito Prof. non capisce (testa-impoverita) che, nel malaugurato ma non escludibile caso di un nuovo immane “tsunami” sulle coste del Giappone nei prossimi anni, “altre” centrali nucleari fronte mare sono a forte rischio! ….. la terza generazione avanzata”, che riguarda le centrali previste per il programma nucleare italiano, offre ancora maggiori garanzie”….. Il popolo italiano “non” vuole ancora maggiori garanzie, vuole “rischi zero” ! Anche se le bollette della luce dovranno aumentare ancora un po’. Il Ministro Giulio Tremonti, inflessibile “poliziotto” che controlla “il-partito-trasversale-della-spesa-pubblica”, tenga sotto puntiglioso controllo i “trucchi nelle bollette” di ENEL , Edison ed altre “cricche-affaristiche-elettriche”.

 

Tutto ciò non basterà tuttavia per riportare il discorso sulla necessità dell’energia nucleare in un mondo che avrà sempre più fame di energia, perché vi sono due aspetti essenziali, di carattere squisitamente culturale. Il primo è che per una centrale nucleare si chiede che essa venga costruita a prova di qualsiasi evento esterno di qualsiasi dimensione esso sia, senza riferimento a scale di misura o a ragionevoli previsioni. Il secondo è la vera chiave di volta di ogni ragionamento antinucleare: la paura delle radiazioni. Cui fa eco il leit-motiv sintetizzata dalla domanda: “Come si fa a non avere paura dell’atomo?”.

 

…..”in un mondo che avrà sempre più fame di energia”…..Sì, ma “non” necessariamente “nucleare” con le attuali tecnologie (terza generazione avanzata), che tra 15-20 anni saranno tutte vecchie e obsolete, comprese le “nuove” francesi che Berlusconi e Scajola sgomitarono (money money dei cittafini italiani) per acquistare quanto prima, fregandosene altamente del Referendum Antinucleare del 1986 del popolo italiano…..

“Come si fa a non avere paura dell’atomo?”…..Non è questione di “gap culturale”, (d)emerito Prof., è semplicemente questione di “istinto di sopravvivenza”, umano, legittimo e fondamentale!

Chi “non” ha paura dell’atomo, o è intellettivamente sottosviluppato o è stato “catechizzato” da politici-da-marciapiede o ci lavora (molto ben pagato) dentro (nelle centrali nucleari all’estero) ben sapendo che può rischiare la vita in ogni momento imprevedibile.

Inoltre, …..”per una centrale nucleare si chiede che essa venga costruita a prova di qualsiasi evento esterno di qualsiasi dimensione esso sia, senza riferimento a scale di misura o a ragionevoli previsioni.”. Il (d)emerito Prof. si dimentica “come pure a prova di qualsiasi evento interno”. La storia umana di grandi e piccoli disastri è piena di “errori interni umani” del tutto imprevisti perché considerati “scientificamente impossibili”…..

 

In effetti il rischio e quindi la legittima paura, è percepito tanto più grande quanto più grande è l’ignoranza delle reali e misurabili conseguenze. E il caso della radioattività è emblematico. E’ pertanto doveroso fare alcune considerazioni che, come fisico nucleare mi permetto di enunciare. Il rapporto rischi/benefici, nel caso nucleare, viene completamente invertito: si sottostimano i vantaggi e se ne sopravvalutano i rischi. Diventa difficile spiegare, per esempio, che la radioattività è uno dei più semplici e meglio compresi agenti ambientali, molto meglio di altri agenti di origine industriale e agricola, e che il pericolo che ne può derivare è misurabile (e quindi prevenibile e controllabile) fino alle minime dosi contrariamente a ciò che accade per gas tossici, inquinanti atmosferici, additivi chimici, emissione da combustione fossile che pur perdurano nel tempo e non decadono con leggi precise come le radiazioni.

 

Il (d)emerito Prof. mette su un piano di rischio inferiore (perché la radiazione atomica è misurabile scientificamente, e lui ne è contento, anche se diventa altissima e può – in caso di imprevedibile disastro –  distruggere centinaia di migliaia se non milioni di abitanti e le loro terre per molti decenni, rispetto….. ad una fuga di gas in cucina, all’inquinamento da traffico in città, gli additivi chimici negli alimenti, al fumo del caminetto in salotto…..

…..” non decadono con leggi precise come le radiazioni.”…..Che le misurazioni scientifiche ci dicano che le radiazioni atomiche nelle aree entro 30-50 km da Fukushima decadranno entro (cito a caso) 39 anni 8 mesi e 18 giorni, l’informazione rimane comunque immensamente paurosa, e per niente comprovante una “decisione-ponderata” sulle centrali atomiche!

 

Il fatto è che il difetto di cultura scientifica adeguata lascia l’opinione pubblica nell’impressione che il rischio da radiazioni sia incommensurabilmente più elevato di quanto possa essere espresso dai dati scientifici. E’ ciò che sta accadendo e forse più da noi che in Giappone dove il rischio nucleare (ossia le radiazioni da fughe radioattive) è tuttora contenuto e si confronta realisticamente con l’immane disastro già avvenuto e palpabile. Ma resta la paura. Che, per dirla con Angelo Panebianco, diventa una fuga dalla ragione. “””

 

Non è difetto di “cultura scientifica”, (d)emerito Prof., si tratta di “cultura del buon senso umano”. Suppongo che Angelo Panebianco, giornalista-DOC, si sia seccato per essere stato quotato completamente fuori dal contesto del suo articolo. E da un autocontemplante lettore-di-libri-obsoleti di fisica nucleare all’Università di Padova. E’ questo Prof. che dimostra la “sua” fuga dalla ragione. Ma sembra comprensibile. E’ un “escort” !

 

 

C  O  N  C  L  U  S  I  O  N  E

 

(a) Questo caso del (d)emerito Prof. Renato Angelo Ricci è solo uno dei tanti che si possono accertare nella propaganda-media pro-nucleare, spesso di ispirazione dell’attuale Governo, anche se, avendo ora deciso per una “moratoria” di un anno, tende a “depotenziare” sui media l’importanza del prossimo Referendum Anti-Nucleare del 12-13 Giugno 2011.

 

(b) L’Italia ha importato (2009) il 13% del totale di energia elettrica necessaria per il consumo nazionale lordo ( 337.601 GWh ), dalla Francia (energia nucleare), dalla Svizzera (energia idroelettrica) e dalla Slovenia (energia nucleare). A questo 13% di energia di fonte nucleare, si aggiunge il 67% di energia termoidroelettrica (circa 60% da gas e circa 7% da petrolio) e il 20% di energia da fonti rinnovabili (idroelettrica, geotermica, eolica e fotovoltaica). Potremmo importare più gas dalla Russia quando il supercondotto “South Stream” attualmente in costruzione, sarà collegato con la costa italiana. La situazione delle importazioni di gas e petrolio dalla Libia sono del tutto “nebulose” e nessuno sa per quanto tempo rimarranno tali, ma il “deficit libico” è compensato da acquisti da altri Stati.

 

(c) L’Italia dovrebbe potenziare al più presto – tagliando spese faraoniche-inutili – gli istituti qualificati di ricerca scientifica sulle energie rinnovabili. Nel mio precedente Post riporto i commenti in merito del Prof. Premio Nobel Carlo Rubbia, che si esprime contro le centrali nucleari di terza generazione e raccomanda lo sviluppo di ricerche sulle “centrali al torio”, come stanno attivamente facendo i cinesi e gli indiani, che già utilizzano molte centrali ed altre ne hanno da tempo in costruzione (Gennaio 2011, prima del disastro di Fukushima).

(d) Nel 2008 la produzione mondiale di elettricità da fonte nucleare era pari al 13,5% del totale (il 21,1% nei trenta paesi dell’OCSE e il 24,9% in Europa). Nell’Unione Europea l’energia nucleare si attesta stabilmente come la seconda fonte nell’elettro-generazione, producendo nel 2008 il 27,8% dell’energia elettrica complessiva, poco al di sotto del carbone (937 TWh contro 940 TWh). Cresce sempre più la paura per i tre reattori attivi nella centrale nucleare di Fukushima. L’incendio avvenuto nel reattore numero 4 (non in funzione, ma collegato al numero 3) ha provocato una fuga di radioattività nell’atmosfera che ha costretto le autorità ad ampliare la zona di evacuazione da 20 a 30 km. E mentre l’Italia (“solo” il Governo, please!) continua a interrogarsi sull’apertura di centrali nucleari di ultima generazione, un terremoto e uno tsunami – seppur devastanti – hanno messo in discussione una politica energetica globale che negli anni è cresciuta esponenzialmente arrivando a contare 442 reattori nucleari attivi nel mondo per una produzione complessiva di 375mila GW(e). Questi reattori sono concentrati in 29 Paesi e costruiti da un piccolissimo gruppo di aziende (non arrivano a una decina).

      L’Europa occupa un ruolo di primo piano, con 148 reattori attivi in 16 Paesi. Il primato mondiale per numero di reattori nucleari in funzione spetta agli Stati Uniti, con 104, seguito da Francia (58), Giappone (54) e Federazione Russa (32). A distanza si trovano Corea (21), India (20), Gran Bretagna (19), Canada (18), Germania (17), Ucraina (15), Cina (13), Svezia (10). Al di sotto si trovano: Spagna (9), Belgio (7), Repubblica Ceca e Taiwan (6 ciascuno) e Svizzera (5). Chiudono l’elenco Finlandia, Ungheria e Slovacchia (4 reattori ciascuno), Argentina, Brasile, Bulgaria, Messico, Pakistan, Romania e Sudafrica (2), Armenia, Olanda e Slovenia (1 ciascuno). Ma a questi reattori ne vanno aggiunti 65 in fase di costruzione, 8 dei quali in Europa (2 in Bulgaria, Romania e Slovacchia, 1 in Finlandia e in Francia).

      È in Cina che in questo momento è attivo il maggior numero di cantieri nel mondo, con 27 centrali in costruzione. Intensa anche l’attività nella federazione Russa (11), seguita da India e Corea (5 ciascuno), Bulgaria, Giappone, Slovacchia e Ucraina (2 ciascuno) e infine Argentina, Brasile, Finlandia, Francia, Iran, Pakistan e Stati Uniti (1). A costruirle è un piccolo numero di aziende che comprende la francese Areva (che “sospira” di vendere le prime 4 centrali di terza generazione all’Italia!), le americane General Electrics e Westinghouse, le giapponesi Toshiba e Hitachi. Altre aziende costruttrici sono attive in Corea, Russia e Cina.

I reattori attivi hanno un’età media compresa fra 24 e 31 anni. Dei 442 attivi, 33 stanno funzionando da 27 anni e 32 da 26. Le centrali più vecchie, quelle di prima generazione, sono state ormai smantellate (ne restano in funzione una o due a scopo sperimentale) e tutte le centrali attualmente attive nel mondo sono di seconda generazione. La terza generazione è al nastro di partenza in Europa, con una centrale in Finlandia e una in Francia, e inoltre in Cina, Giappone e Corea. I reattori entrati in funzione più di 30 anni fa, come quelli della centrale giapponese di Fukushima sono complessivamente 152, dei quali 14 hanno più di 40 anni. I reattori più giovani, con meno di 20 anni, sono 79 e di questi 29 hanno meno di 10 anni.

(e) EccoLe ora, “dulcis in fundo”, la “Dichiarazione dei Sogni Nucleari” della “cricca-pro-nucleare” associata a Confindustria.

      Un documento stilato “prima” del disastro di Fukushima.

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   La rinascita nucleare è centrale per il rilancio dell’economia”

Confindustria: per la realizzazione degli impianti sono previsti investimenti per 30 miliardi di euro.

Secondo le stime di Confindustria, per la realizzazione delle centrali nucleari in Italia, sono previsti investimenti complessivi per circa 30 miliardi di euro, il 70% dei quali si stima possa rappresentare la quota che le aziende italiane potrebbero essere chiamate a gestire. E sulla “rifondazione nucleare” italiana molte aziende del nostro paese fanno affidamento per il rilancio economico. Intanto Enel e Edf (cui fa capo la francese Areva ) hanno confermato i tempi per il ritorno all’atomo dell’Italia e nel 2013 è previsto l’avvio dei lavori preliminari per le prime centrali nucleari. Il responsabile licensing e permitting di Sviluppo Nucleare Italia (Sni, joint venture di Enel e Edf), Vincenzo Napoli a margine di un convegno sul nucleare ha confermato le scadenze. “È chiaro che il progetto richiede dei tempi stretti, ma al momento non si vedono enormi criticità”, ha aggiunto Napoli rispondendo positivamente a una domanda sull’avvio dei lavori nel 2013. Ora mancano ancora le delibere del Cipe sulle tecnologie adottabili e i tanto temuti da enti locali e cittadini criteri di localizzazione dei siti. I criteri per la localizzazione dei siti saranno stabiliti su proposta dell’Agenzia Sicurezza Nucleare, completata la scorsa settimana e presieduta da Umberto Veronesi, con decreto dei dicasteri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente.

Il programma nucleare italiano porterà anche un impatto occupazionale importante, in quanto la realizzazione di ciascuno dei 4 reattori previsti con tecnologia EPR prevede l’impiego di 3.000 risorse dirette e 6.000 dirette e indotte nella fase di cantiere (circa 5 anni), mentre, una volta in esercizio, si stima che ogni impianto darà occupazione stabile, diretta e indiretta, a circa 1.000 persone per i 60 anni di vita utile. Inoltre, è previsto uno sviluppo accelerato del sistema formativo (istituti tecnici e Università), in cui dovranno essere incrementati i corsi dedicati al nucleare, e del mondo della ricerca: dal ritorno al nucleare, si attendono infatti almeno 2.000 nuovi posti di lavoro qualificati per i tecnici nucleari italiani entro il 2013.

 

“Oggi avrete occasione di ricevere tutti gli aggiornamenti sui nostri progetti e le informazioni dirette sul piano della committenza, sui miglioramenti collettivi emersi nella Market Survey da realizzare per adeguarsi agli standard attesi per le forniture nucleari, sul prossimo percorso di qualifica a cui le imprese interessate saranno chiamate secondo una procedura mirata”, ha dichiarato Fulvio Conti, Amministratore Delegato di Enel, rivolgendosi alle imprese in apertura dell’evento. “La qualificazione – ha proseguito Conti – è un processo fondamentale che richiederà a noi e a voi un grande impegno, ma che sicuramente consentirà di allargare al massimo la platea di imprese coinvolte nel progetto italiano e di generare sensibili ricadute per il nostro Sistema industriale”.

 

     Firmato: Nicola Brillo | 14 febbraio 2011 11:30

 

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Alcuni commenti, aggiuntivi a quanto già scritto nel mio precedente Post:

“Le centrali nucleari  francesi ? No! Grazie.”

 

1.      Il Governo in carica, ha programmato (sulla carta) un investimento a lungo termine di 30 miliardi di Euro, anche “per creare occupazione”….. l’impiego di 3.000 risorse dirette e 6.000 dirette e indotte nella fase di cantiere (circa 5 anni), mentre, una volta in esercizio, si stima che ogni impianto darà occupazione stabile, diretta e indiretta, a circa 1.000 persone per i 60 anni di vita utile. Se si tratta di lavoratori/impiegati/tecnici (3.000+6.000) x 5 anni x 4 centrali iniziali = 180.000 stipendi medi annui, Calcolando una media di 24.500 annui lordi (1.750 Euro x 14) si ricava un costo di personale globale – esclusi i carichi fiscali aziendali – per i 5 anni per le 4 centrali di 4,410 miliardi di Euro. Naturalmente bisogna poi calcolare i costi delle aree selezionate, di materiali, di macchinari, di infrastrutture industrializzate, attrezzature tecniche di sistema, dei consumi di energia, e le “tecnologie avanzate di terza generazione” da importare  dalla Francia. Ma queste ultime “quanto” dovrebbero costare? E’ un segreto-politico? Con il costo “pagato dai cittadini italiani” …..”a loro insaputa” (“Metodo Scajola”)…..???

 

 2.     .…. per i 60 anni di vita utile.  Ma quale pseudo-scienziato nucleare ha stimato che le “centrali nucleari di terza generazione” potranno durare 60 anni ??? Quando, attualmente, il ragionevole periodo di utilizzo non si stima dovrebbe superare i 30 anni, per maggiore sicurezza.

 

3.  …. dovranno essere incrementati i corsi dedicati al nucleare, e del mondo della ricerca: dal ritorno al nucleare, si attendono infatti almeno 2.000 nuovi posti di lavoro qualificati per i tecnici nucleari italiani entro il 2013. Cioè ora abbiamo solo alcune e poche centinaia di studenti di fisica nucleare in alcune università italiane (almeno 8), magari con qualche (d)emerito Prof. lettore-di-libri-obsoleti, tipo l’ineffabile (d)emerito Prof. Renato Angelo Ricci. Quelli già laureati in ingegneria nucleare stanno già lavorando, molto ben pagati, ma all’estero! E in 2 anni e mezzo da ora “si pretende” (sulla carta) di avere a disposizione 2.000 nuovi posti per ingegneri nucleari (senza alcuna esperienza pratica), mica diplomati elettricisti, meccanici, periti chimici…..o autisti esperti…..No! tecnici qualificati! (almeno 10 anni di esperienza pratica all’estero, dato che in Italia si leggono “solo” libri in materia…..).

 

    “Ma mi faccia il piacere!” direbbe ancora Totò, facendo ancora ridere tutti!

 

Grazie per la Sua gentile attenzione!

gualtiero.pw@gmail.com

Professori-di-Energia-Nucleare-Escort.ultima modifica: 2011-04-17T17:51:00+00:00da gualtiero.pw
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