La Repubblica Italiana. Oggi.

 

P R O L O G O

 

La Repubblica Italiana nacque il 18 giugno1946 a seguito dei risultati del Referendum Istituzionale del 2 giugno precedente, indetto per determinare la forma dello Stato dopo il termine della seconda guerra mondiale. La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale e fondativa dello StatoItaliano. Fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre1947 e promulgata dal capo provvisorio dello StatoEnrico De Nicola il 27 dicembre1947. Fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

I Padri Fondatori, quasi tutti passati a miglior vita, come spesso si usa dire, se potessero ritornare in vita terrena ed apprendere la reale situazione di oggi – dopo 63 anni –  dell’Italia, si armerebbero di scope e pattumiere per spazzare via, senza se e senza ma e senza avvocati strapagati e azzeccagarbugli, la gran maggioranza – che è corrotta e/o concussa e/o incapace – della classe politica, dei dirigenti ministeriali, dei dirigenti pubblici centrali e locali, degli alti dirigenti bancari e finanziari, di molti cosiddetti grandi imprenditori privati, dei sindacalisti-tuttologhi, di quanti più boss-in-giacca-cravatta-e-laurea-in-tasca della malavita organizzata.

E per farne cosa poi? Ma sicuramente per farne composti di rifiuti organici per concimare terreni non ancora inquinati irreparabilmente dalle criminalità politico-affaristiche locali. Gli stessi Padri Fondatori spazzerebbero via, oltre frontiera (Stato del Vaticano), anche molti noti alti esponenti della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, mediaticamente ambiziosi in politica (in casa d’altri) e nostalgici del Potere Temporale Assoluto e dell’Inquisizione (antesignana delle “SS” nazifasciste) di cui godevano i loro predecessori nei cosiddetti “secoli bui” sino a ben oltre il 1870 e i “decenni al potere della Democrazia Cristiana”. Sarebbero ben accolti in Vaticano, che non perde occasione per predicare “urbi et orbi” (cioè “agli altri” all’estero) la caritatevole accoglienza di tutti i profughi, senza eccezioni, nel senso che più ce n’è, maggiore è la gloria di Dio…..

Lei, forse, dirà che esagero in pessimismo. Legga, legga …..

 

 

S I P A R I O

 

Le principali priorità governative e mediatiche dell’Italia 2010-2011

 

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“In tre giorni” Napoli tornerà ad essere di nuovo pulita dal “marciume”!

 Il Premier Silvio Berlusconi dixit …..

 

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Mentre, a Palermo, Il Governatore della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, richiede più tempo per eliminare il “marciume” ….. campa cavallo che l’erba cresce …..

 

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C O M M E N T  I

 

A.    L’Italia al proprio interno, vista senza paraocchi

 

L’Italia, come appare oggi, è uno Stato fondato sul gossip mediatico e sulla precarietà determinata da:

 

– provata insufficienza di opportunità di lavoro, incertezza e paura  del futuro da parte dei giovani,

 evidente insufficienza nella competitività internazionale di molti settori industriali nazionali,

– dimostrata insufficiente qualità educativa di troppi istituti superiori e di troppe facoltà universitarie,

– scandaloso insufficiente finanziamento governativo a tre dei più esiziali “pilastri” dell’economia italiana: la cultura, il turismo, la ricerca scientifica.

– della dimostrata incapacità politica locale di amministrare con efficacia/integrità le problematiche territoriali, ambientali e sociali,

assenza drammaticamente diffusa in tutta l’Amministrazione Pubblica, centrale e locale, come pure nelle aziende controllate/partecipate dallo Stato, della “meritocrazia”, quale criterio esiziale per la saggia ed efficace gestione delle risorse umane in qualsiasi organizzazione che abbia per missione il conseguimento della “qualità competitiva”,

– permanenza al “potere di piazza” di “cricche” sindacaliste di ultradecennale tradizione “trinariciuta/sessantottina”, conservatrici e stolide, sorde e cieche alle innovazioni nelle relazioni industriali avanzate (es.: Germania). Che badano soprattutto a mantenere il numero di tessere (money, money), atterriti che ormai le tessere dei pensionati rappresentano il 54% del totale tesserati e che questi costituiscono ormai “solo” il 20% circa dei lavoratori dipendenti italiani…..E reagiscono nel “solo” modo che concepiscono: fare “casino” nelle piazze….e spendere in “merchandising sindacale”…..

 

Precarietà anche dell’immagine internazionale dell’Italia, pesantemente impoverita, negli ultimi anni, dalle azioni politiche ma soprattutto dai comportamenti megalomani/sultaneschi privati, del tutto privi di etica governativa, dell’attuale premier che, nel mondo della comunicazione globale, possiede un nickname: “who-doesn’t-fit” ossia “quello-che-non-c’azzecca” direbbe l’ On. Antonio Di Pietro.

Inoltre, l’Italia risulta dominata da troppi anni da un’oligarchia politica trasversale costituita da circa 950 persone “autodenominatesi” Parlamentari, ma “non” elette dai cittadini, in forza dell’antidemocratica “Legge Porcellum”, così cinicamente “battezzata” dal proponente della Lega Nord, l’attuale Ministro Roberto Calderoli (dentista in origine). In forza di questa disprezzata Legge, 5 capi partito (intestatari delle 5 vincenti liste elettorali politiche nazionali) hanno “promosso” quali cosiddetti “parlamentari”, i selezionati membri della propria “servitù politica”. Come si usava nel Medioevo, ma con in più la “legge-truffa-elettorale”.

 

“Mala tempora currunt”, ossia viviamo in tempi d’incertezza e confusione in Italia, secondo me. EccoLe, tra le molte selezionabili,  “10 puzze” (si fa per dire!) del “marciume” che affligge oggi (e da troppi anni!) l’ Italia:

 

  1. Le “statistiche” dei media, ovvero la disinformazione mirata

 

Qualsiasi studente che abbia letto, anche sommariamente, un libro di statistica capisce al volo che, quando a un TG commentano gli ultimi sondaggi politici, sbavando dal godimento quando uno o più partiti variano la % di “dichiarata preferenza” da parte delle persone intervistate, nella misura del 0,1% o 0,2% o 0,3% o 0,4% sino ad un 1% (da far stappare bottiglie di buon spumante alla parte politica avversa!), per giunta in campioni statistici che raramente superano le 800-900 (money, money) persone “veramente” intervistate, in realtà il commentatore TVper ignoranza di statistica o per esibizionismo verbale – si lascia andare a “masturbazioni mentali” perché dette variazioni non sono statisticamente significative”, in quanto rientrano tutte nell’intervallo di variazione ( + o – ) casuale del dato, determinato dall’ “errore standard” relazionato con il valore numerico della %, con la dimensione della base statistica del 100%,  con la dimensione e la struttura del campione statistico totale. Morale: una squallida presa in giro degli ascoltatori TV.

 

  1. La disoccupazione “gonfiata” a scopi politici di parte.

 

Altro esempio. Quanto volte i media hanno scritto/comunicato in Tv che “In Italia 1/3 dei giovani tra 15 e 24 anni è discoccupato” e che “Tra i big dell’Unione Europea solo la Spagna sta peggio di noi”….. Dal che, Lei ed io possiamo dedurre che un giovane italiano su tre sia alla vana ricerca di un lavoro…..Non è affatto vero!

Perché? Il tasso di disoccupazione delle statistiche ufficiali in Italia spesso non è quello del senso comune, ma viene commentato come se lo fosse. Se Le dico che il tasso di disoccupazione giovanile è al 30%, Lei pensa, come tutti, che su 100 giovani 30 siano disoccupati….. Non è affatto vero!

Invece significa che su “100 giovani attivi” cioè quelli che già lavorano più quelli che cercano attivamente un lavoro, 30 non trovano lavoro.

Ma in Italia i giovani (15-24 anni) che scelgono di lavorare sono appena il 29%, rispetto al 40% in Francia, al 45% in Spagna, al 52% in Germania, al 60% nel Regno Unito.

Ma allora cosa fa il restante 71% che ha scelto di stare fuori dal mercato del lavoro?

Il 51% sta ancora studiando e il 20% “non fa nulla”: non lavora, non cerca un lavoro, non sta imparando un mestiere, non studia. Fa il “bamboccione” !

Sono i cosiddetti giovani “Neet” (Not in Education, Employement or Training).

In questo, i “Neet” italiani sono al primo posto in Unione Europea.

Nel momento peggiore della crisi (2009), su 100 giovani 15-24 anni (tutti) in Italia, il 7,4% risultava disoccupato, rispetto al 5,8% in Germania, al 9,2% in Francia, al 11,4% nel Regno Unito, al 17,1% in Spagna.

(Fonte: Luca Ricolfi, “Abbiamo meno giovani disoccupati di altri, ma più bamboccioni di tutti”, Panorama 14 Aprile 2011).

Quanto è vero quando si dice “Coi numeri si può dire di tutto e il contrario di tutto”…..I giornalisti lo sanno molto bene…..Morale: ”cave canem” !!!

 

  1. I truffatori-finanziari alla “Bernard Madoff” (Made in USA) in Italia? Ma le banche nostrane, bellezza!

 

Lei ha mai appreso dai media che uno o più alti dirigenti di banche siano finiti in galera per disinformazione bancaria o, peggio, per truffe finanziarie, educatamente denominate “finanza creativa” ? Io no!

Un caso. Parmalat, assolte le banche estere, erano accusate di aggiotaggio

Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup e Deutsche Bank non furono complici di Calisto Tanzi nel diffondere false informazioni al mercato sui “bond“. Scagionati anche i manager. Doccia fredda per la pubblica accusa e per i 30 mila risparmiatori che si erano costituiti parte civile. I poveretti avevano sottostimato la potenza finanziaria e di “cricca” che tutte le medie e grandi banche sanno usare, avvalendosi di avvocati molto agguerriti e strapagati, nonché di servizi di Relazioni Pubbliche, che riescono quasi sempre a “vendere lucciole per lanterne” ai giudici, non solo in Italia.

Alle motivazioni della suindicata sentenza “non” crede nessuno. Credo neanche i giudici che l’hanno emessa. Così va il mondo!

E figuriamoci se, in realtà, molte altre banche, ma italiane, non hanno svolto attività di promozione/informazione sui titoli Parmalat, vendendoli a palate a innocenti/ingenui risparmiatori/investitori, quando già “puzzavano di spazzatura”. I media nazionali “non” ne parlano…..è acqua passata…..ora si parla di Lactalis…..E la Magistratura italiana? E’ così piena di lavoro arretrato che “non” ha tempo di indagare sulle banche italiane sul caso Parmalat…..

Altro caso. Affondo UE sulla finanza derivata. Aperta indagine sui Credit Default Swap (CDS).

Il mercato dei CDS è finito nel mirino dell’Antitrust UE. Finalmente, ma con almeno 5 anni di ingiustificabile ritardo! La Commissione Europea ha deciso di avviare due indagini nei confronti di praticamente tutte le principali banche d’investimento internazionali, della società Mirkit e della clearing house ICE Clear Europe, per verificare “se” sono state violate le regole della concorrenza. La Commissione Europea, che agisce in qualità di regolatore della concorrenza per i 27 Stati membri dell’UE, ha detto che indagherà “se” 16 banche di investimento e il fornitore di dati sul mercato dei CDS, Merkit, “si sono accordati” o “hanno abusato di una posizione dominante”. Ha quindi aperto una procedura contro 9 delle 16 banche e contro ICE Clear Europe, per esaminare se le tariffe privilegiate garantite da ICE abbiano danneggiato la concorrenza. Le 16 banche sottoesame rappresentano il Gotha del credito mondiale:

IP Morgan, Bank of America, Merril Lynch, Barclays, Bnp Paribas, Citigroup, Commerzbank, Credit Suisse First Boston, Deutsche Bank, Goldman Sachs, HSBC, Morgan Stanley, Royal Bank of Scotland, UBS, Wells Fargo Bank/Wachovia, Crédit Agricole & Société Générale.

I Credit Default Swap sono un “prodotto derivato” inventato per tutelare chi acquista titoli a reddito fisso emessi da una società in caso questa fallisca. Chi acquista obbligazioni (cioè diventa creditore delle società che le emette) si tutela dal fallimento dell’emittente acquistando da una banca una specie di copertura assicurativa, il cui prezzo è di solito una % del valore originario delle obbligazioni. Se l’emittente fallisce l’acquirente viene rimborsato dalla banca. Se tutto va bene,  alla scadenza del prestito (valore delle obbligazioni acquistate) l’acquirente si vede restituito il capitale + interessi maturati meno il costo dell’assicurazione (CDS). Si tratta quindi di uno strumento finanziario diffusissimo e in origine “virtuoso”, perché inventato per tutelare gli investitori. Tuttavia, come tutti i “prodotti derivati”, il CDS si presta anche alla speculazione e diventa rapidamente “vizioso”…..Infatti i CDS sono stati tra i principali responsabili della grave crisi finanziaria (Made in USA) da cui il mondo cerca di uscire a fatica. Riuniti in pacchetti, milioni di CDS di svariata provenienza, anche molto rischiosi, sono stati scambiati tra le banche e proposti agli investitori di tutto il mondo, venendo a costituire i deprecati “titoli tossici” che, una volta partita la crisi, sono diventati inesigibili e hanno portato ai fallimenti a catena di banche, speculatori, investitori e risparmiatori. Morale: consigli d’investimento da parte delle banche?…..”cave canem” !

IL Rapporto 2010 dell’ Eurotower informa che anche nel 2010 la BCE (Banca Centrale Europea) ha fatto il pieno di “titoli-spazzatura” presentati da banche UE a garanzia di prestiti ricevuti. Su 2010 miliardi di Euro, ¼ è rappresentato dai cosiddetti “Asset backed securities” (Abs). La quota dei “titoli tossici” è cresciuta dal 24 al 25%, ovvero 500 miliardi di Euro!

Ma che bravi, quei sussiegosi alti papaveri della BCE ! La quale fa sapere che, da cinque settimane non acquista più “bond sovrani”…..meglio tardi che mai ! Avranno così meno “carta straccia” da riciclare, comunque pagata dai cittadini della UE ! ….. “cave canem” !

L’anno scorso il Corriere della Sera, tra gli altri media, ha informato che le perdite stimate dovute a “prodotti derivati” hanno superato i due miliardi di Euro in Italia, tra società private, investitori privati ed anche istituzionali (Regioni, Provincie, Comuni, società partecipate dalle istituzioni). Il Comune di Milano ci ha rimesso 100 milioni di Euro! Ovviamente, moltissime “patacche-finanziarie” sono state vendute dalle banche italiane e dalle società italiane di promozione finanziaria…..”cave canem” !

Morale: anche l’Italia, ha i propri “Bernard Madoff”, molti, più piccoli, ma non meno criminali …..

 

  1. I costi truffaldini della Sanità in Regioni ad alta densità politico-mafiosa.

 

I media informano che la sanità italiana è, probabilmente, la seconda al mondo per la qualità dei propri servizi e l’undicesima per spesa per abitante. Ci sono, però, delle Regioni che presentano situazioni abnormi e decisamente truffaldine nel confronto, nei costi unitari di rimborso di prestazioni ospedaliere specialistiche e di singoli materiali medici, tra diverse Regioni. Come a dire che se Lei o io, andiamo a comprare uno yogurt di prima qualità in un qualsiasi supermercato della Lombardia o della Toscana, pagandolo 1,20 Euro, e poi, magari una settimana dopo, andiamo a comprare uno stesso yogurt, comparabile per qualità, in un qualsiasi supermercato della Calabria, del Lazio, della Campania, del Molise o dell’Abruzzo, della Puglia o della Sicilia, ci troviamo a pagarlo alla cassa da 3,60 a 4,80 Euro, cioè dalle 3 alle 4 volte di più….. Curioso, no?

E questa situazione fraudolenta, che riguarda una miriade di prodotti medicali (dalle siringhe alla biancheria da letto, dai termometri alle sacche per trasfusioni, dal cotone idrofilo agli apparecchi elettronici medicali) e prestazioni mediche ospedaliere (interventi operatori, degenze, visite specialistiche), dura da troppi anni, nell’apparente indifferenza delle autorità di controllo istituzionale regionale e ministeriale centrale. Questa è, di fatto, il risultato delle attività delle “cricche politico-mafiose-sanitarie” molto diffuse in quelle Regioni, con la piena e cinica connivenza di alti dirigenti istituzionali regionali o provinciali o comunali, che, ovviamente, appartengono tutti a schieramenti politici di centro-sinistra o centro-destra indifferentemente. “Pecunia non olent” , si usa dire, da sempre.

Anni or sono, il Governo ha ritenuto di adottare il cosiddetto “Diagnosis related group” (Dgr), nato da ben più tempo negli USA,  un sistema procedurale di controllo della spesa sanitaria basato sulla “Tariffa unica convenzionale” (Tuc), come unico valore di rimborso valido per tutte le Regioni, per singole specifiche unità di prodotti medicali e prestazioni mediche ospedaliere. Sarà il “federalismo fiscale” a introdurre i nuovi costi standard per i rimborsi dei prodotti medicali, delle prestazioni mediche e dei costi di gestione ospedaliera. Una volta diventato pienamente operativo, il nuovo sistema segnerà la fine dei “ripiani finanziari statali” a copertura dei paurosi deficit della spesa sanitaria di molte Regioni politico-parassitarie. Quanti anni ci vorranno ? ….. Campa cavallo, che l’erba cresce .….

(Fonte: Luca Antonini, “Costi standard nella sanità, per evitare che una siringa costi il quadruplo da una regione all’altra”, Panorama 21 Aprile 2011).

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  1. I costi truffaldini degli appalti per la costruzione di infrastrutture.

 

I cittadini italiani hanno il pieno diritto di domandarsi il perché i costi definitivi degli appalti di costruzione (costi del lavoro, materiali, impianti) delle infrastrutture (tratti stradali, autostradali, ponti, gallerie, tratti ferroviari, banchine portuali, ecc.) vengono a costare allo Stato sino a 3 volte in più dei costi al km, al m2 o altra misura, che vengono rilevati, a d esempio in Germania, Francia e Spagna. Sarà forse perché i tedeschi, i francesi, gli spagnoli sanno fare “miracoli” nella progettazione economica ?

Un recente studio della Highways Agency del Regno Unito , l’agenzia autostradale britannica, stilato per confrontare i costi puri di costruzione delle strade nei vari Stati UE, desunti da molti progetti approvati, ha appurato che questi costi in UK sono simili a quelli di Germania e Francia ma decisamente superiori a quelli italiani, spagnoli ed altri Stati. Se ai costi base si aggiungono i costi di progettazione, direzione lavori, alta sorveglianza e oneri generali, la spesa in Italia resta ancora più economica, salvo i casi di Spagna, Austria e Polonia.

Ma allora, cosa succede in Italia quando dalla “carta” si passa alla “realtà” ?

Succede che in Italia ci sono “trucchi e lentezze” per gonfiare i costi delle opere pubbliche. EccoLe alcuni esempi significativi:

 

>>> La variante stradale di Formia, lungo la SS N.7 Appia, da quasi 10 anni dal progetto preliminare è ancora sulla carta…..Nel frattempo, l’opera che prevede 4 corsie per 11 km con una galleria di ca. 5 km, ha fatto un balzo di costi di ca. il 70%, passando dagli iniziali 430 mio. di Euro agli attuali 730.

 

>>>  L’adeguamento stradale all’accesso al hub portuale di Savona: si è passati da un importo iniziale di 140 mio. di Euro a 240 del progetto definitivo.

 

>>>  Nella famigerata autostrada Salerno-Reggio Calabria, in due distinti tratti progettati si è passati, nel primo tratto, da 33 a 59 mio. di Euro e, nel secondo, da 59 a 109 mio. di Euro.

 

>>>  Il “ponte dell’Arch. Santiago Calatrava” a Venezia è passato dagli iniziali 6,72 mio. di Euro ai finali 11,2 mio. di Euro (più eventuali risarcimenti danni per 10 mio. di Euro chiesti da alcune ditte appaltatrici).

 

Le “ragioni” di questi paurosi incrementi dei costi sono giustificati “ufficialmente” da vari fattori, che regolarmente “scattano dopo la vincita della gara d’appalto di una società proponente”. Si va da “una serie di indagini geologiche non previste ma divenute obbligatorie” a “date prescrizioni e varianti introdotte successivamente nel progetto”, da “gli aumenti del Prezziario ANSA” a “indennità di esproprio non previste prima”, da “ritocchi di norme sull’inquinamento acustico non previste prima” a “modificate configurazioni della barriere di sicurezza” o a “dotazioni per la sicurezza in galleria non previste prima”, ecc. ecc.

Tutte queste “ragioni” comportano fatalmente un enorme dilazione dei tempi di aggiornamento del progetto tecnico-economico iniziale, come pure un notevole aumento dei costi, alle volte pauroso…..A tutto questo si aggiungono la proverbiale “lentezza” di valutazione e decisione da parte di tutte le autorità del territorio, coinvolte nell’approvazione del progetto definitivo, come pure la “lentezza” promossa tatticamente dalla società vincitrice dell’appalto, per mettere in condizioni la propria “cricca-politico-affaristica” per assicurarsi l’approvazione finale del proprio progetto definitivo.

A tutto questo si sommano tre “fattori molto critici”:

 

***  Si dovrebbe definire per legge (che ora non esiste) un tempo massimo di confronto con le comunità/autorità locali, per es.: 6 mesi, come accade in Francia. Altrimenti, il tempo vola…..nell’ignavia istituzionale locale.

***  Si dovrebbe eliminare il criterio di vincita delle gare d’appalto, costituito dal “massimo ribasso” che è regolarmente strumentalizzato, con omissioni e sottovalutazioni dei costi nei preventivi progettuali dalle ditte senza-scrupoli (la gran maggioranza, molto spesso di matrice mafiosa) per “strappare l’appalto”.

***  Si dovrebbero chiarire formalmente (riscrivendo le norme attuative poco trasparenti) le incertezze interpretative delle norme che determinano “poca chiarezza tra poteri istituzionali centrali e periferici”. Problemi che creano solo “lentezza” e “inevitabile aumento dei costi nel tempo”.

 

L’incertezza provoca non solo un incremento dei costi e un forte rallentamento nei tempi del processo di costruzione di nuove opere pubbliche, ma tende anche ad allontanare operatori stranieri che magari investirebbero in Italia.

 

(Fonte: Donatella Marino, “Trucchi e lentezze per gonfiare i costi delle opere pubbliche”, Panorama 27 Aprile 2011).

 

  1. La pluriennale gestione politico-camorristica dei rifiuti a Napoli & Dintorni, Palermo & Dintorni, ecc.

 

Siamo già stati tutti “sommersi” da troppi anni da squallide immagini di “orrori urbani” dovuti alla dimostrata incapacità dolosa delle autorità istituzionali della Regione Campania, di varie Provincie e Comuni della Campania (il commento vale anche per la Regione Sicilia). Quello che io mi domando è per quali misteriose ragioni hanno mantenuto il potere politico in Campania personaggi grotteschi, improbabili e inaffidabili come, ad es.: Antonio Bassolino (ex Governatore della Regione) e Maria Rosa Jervolino (attuale tragicomico-gracchiante Sindaco di Napoli). Lo stesso commento per Diego Cammarata (Sindaco di Palermo), “velista coi soldi del Comune”. Per quasi un miracolo, l’ex Governatore della Sicilia, Totò “basa-basa” Cuffaro, è ora in galera per 7 anni, per associazione esterna mafiosa. L’attuale Governatore, Raffaele Lombardo, è ora indagato per favoreggiamento alla mafia …..la tradizione continua…..

“Chi” sta dietro a queste ed altre “teste di legno” ? Non certo la maggioranza di cittadini onesti, pazienti (troppo!) e incapaci col voto di cambiar radicalmente lo scenario politico-amministrativo locale. La risposta, a mio avviso, è purtroppo la più facile: le “cricche-politico-camorristiche” in Campania e le “cricche-politico-mafiose” in Sicilia. Cosa si potrebbe fare per disinquinare queste due Regioni (ma anche la Calabria e la Puglia) ? Le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza) fanno operazioni eccellenti e laboriose, molti boss finiscono in galera ma, come si usa dire a Roma: “morto un papa, se ne fa un altro!”…..Anche le organizzazioni mafiose hanno i “loro” giovani-in-carriera….. Ci deve essere una cambiamento radicale: legislativo, politico-amministrativo e “polso-di-ferro”, senza se e senza ma, e soprattutto senza i tradizionali ipocriti “piagnistei-buonisti-para-cattolici-vaticanensi”…..

 

  1. La classe (non) dirigente, perché “raccogliticcia”.

 

“Chi” è un “buon dirigente” ? Come si autocostruisce un “buon dirigente” ?

L’Italia è piena di “persone-nullità” con tanto di laurea in tasca, che hanno posizioni preminenti, soprattutto nell’area politica e dell’Amministrazione Pubblica, dovute alla “servitù politica”, al “ figlio/a di”, al “raccomandato/a da” alla “servitù-di-cricca-affaristica”. “Sensa-ball”, direbbe l’ameno Umberto Bossi! Infatti, essere un “buon dirigente” è questione di formazione del carattere personale, che si nutre di capacità intellettiva e produttiva di qualità, curiosità, visione di medio-lungo termine, informazioni “neutrali”, capacità di sintesi, motivazioni personali, capacità di attrarre, farsi rispettare dalle/gestire con polso fermo ma saggio, le risorse umane a lui (lei) sottoposte nel lavoro, privato o pubblico che sia. Certo una laurea specialistica, dipendendo dalla tipologia di attività di lavoro, aiuta molto ma è secondaria, perché “contano i risultati” e non i “pezzi di carta”. Conta la “meritocrazia”, un concetto esiziale per la promozione della produttività, della qualità in tutte le attività private e pubbliche. Un concetto che i “trinariciuti-sessantottini”, animati da “capi-stregone” non meno ignoranti e illusi, disprezzavano adorando l’ “uguaglianza-senza-se-senza-ma” per tutti: intelligenti e intellettivi, mezze-calzette, cretini-a-perdere, rivoluzionari-da-marciapiede…..

 

Il risultato di quel “pseudo-movimento-rivoluzionario” (“1968 & dintorni”), che ha prodotto molti più danni che benefici, è che nell’area culturale della “sinistra-politica”  e dei “sindacati-di-sinistra” il concetto di “meritocrazia” è tuttora vissuto col “mal di stomaco”. Contrariamente a quanto avviene in quasi tutti gli Stati industrializzati e con cultura sociale e sindacale avanzate. In Cina, dove per parecchi anni mi sono occupato e mi occupo tuttora di attività professionali imprenditoriali, la “meritocrazia” costituisce il fattore esiziale delle carriere, sia pubbliche che private. E questo è uno dei fattori primari che spiegano lo straordinario sviluppo economico della Cina negli ultimi 30 anni, che l’hanno portata al 2° posto dell’economia degli Stati nel mondo.

 

“Il vero dramma del nostro Mezzogiorno non consiste nei gravissimi problemi che lo attanagliano. Consiste nel fatto che le sue classi dirigenti (politici, imprenditori, professionisti, intellettuali) siano incapaci di trovare soluzioni e rimedi. Nel politichese di alcuni anni fa si sarebbero dette prive di “progettualità”, fallite.  Non perdono un colpo quando si tratta di accusare Roma, lo Stato, di avere “abbandonato il Sud”: un’espressione che testimonia di uno stato di minorità, psicologica e culturale (sono i minori che non si possono abbandonare). Ma ne perdono tanti quando si tratta di lavorare per cambiare le cose.”

(Da: Angelo Panebianco, “Classe (per nulla) dirigente”, Corriere della Sera, 26 Ottobre 2010)

 

  1. L’ irresponsabilità & l’assenteismo di “chi” dovrebbe comandare, perché pagato per questo.

 

“La “deresponsabilizzazione” costituisce il motivo comune nel variopinto e sconfortante panorama italiano. Non è responsabile il politico che promette e non mantiene, non lo è il chirurgo che trascura il paziente per litigare con il collega, non i commissari di un concorso palesemente irregolare, non il ragazzo che, non avendo studiato, viene bocciato, non il giornalista che non si accerta della veridicità di una notizia prima di riportarla, non il presidente di un ente – di raccolta spazzatura o di ricerca – che assume amici o parenti senza concorso, per chiamata diretta; non gli organi preposti alla tutela del patrimonio artistico che va in rovina, non i dirigenti dei servizi pubblici e della Protezione Civile, quando lasciano tanti cittadini una notte in autostrada, bloccati dalla neve ampiamente prevista. Nessuno vuole più farsi carico delle proprie scelte, e ancor meno del bene comune: la giustizia terrena procede (troppo) lentamente e, se si hanno buoni avvocati e tanti mezzi, giunge a una sentenza definitiva quando il reato è già prescritto.”

(Da: Tullio Gregory, “Il responsabile che non c’è mai”, Corriere della sera, 27 Dicembre 2010)

 

  1. Record mondiale del Parlamento Italiano: numerosi condannati per reati penali, sugli scranni.

 

Nell’attuale legislatura sono ancora 18 i Parlamentari condannati in via definitiva per reati penali diversi, dall’associazione esterna alla mafia, all’evasione fiscale, alle false dichiarazioni al Pubblico Ministero, ecc. E’ venuto a mancare dagli scranni l’ormai ex Senatore Totò basa-basa Cuffaro, che sta ora scontando 7 anni in galera per associazione esterna alla mafia. Comunque, “lo scetro” rimane nelle mani del Senatore Marcello Dell’Utri, che “vanta” ben 9 anni di galera all’Appello, in attesa della Cassazione, che, se conferma, via dal Parlamento e “arresti domiciliari a vita” (ha più di 70 anni).

Molti cittadini si domandano perché questi condannati e/o altri politici incartapecoriti dall’età ma ancora con alte responsabilità istituzionali “non” diano le dimissioni.

“ Un uomo politico italiano risponderebbe più o meno così: “Lei ha perfettamente ragione. Le dimissioni sono in queste circostanze utili al dimissionario, che può disporre così del tempo necessario per la propria difesa, e corrette perché evitano che egli possa servirsi della propria funzione pubblica per inquinare le prove. Ma io vivo in Italia, vale a dire in un Paese che presenta caratteristiche di cui non posso non tener conto. In primo luogo, la vita politica italiana è un campo di battaglia, dove si gioca “sporco”: colpi bassi, insinuazioni, calunnie, fughe di notizie pilotate, scandali montati con una accorta combinazione di bugie e mezze verità. In secondo luogo, i tempi della giustizia sono terribilmente lunghi. Supponga, ad esempio, che io abbia un incarico di governo e che qualcuno mi accusi di aver trescato con il Ministero dei Lavori Pubblici per garantire una grossa commessa a un’azienda amica da cui sarei stato generosamente compensato. Proclamo la mia innocenza, mi dimetto, dichiaro di avere fiducia nella giustizia e attendo che la mia innocenza venga provata. Quanti anni dovrò aspettare prima che si concludano le indagini giudiziarie e i processi provocati dallo scandalo? Sarò accolto a braccia aperte dal mio partito o dal mio governo quando la mia innocenza sarà stata dimostrata? Vi sarà ancora un posto per me nella vita pubblica o sarò dimenticato a favore delle persone più giovani e intraprendenti che nel frattempo avranno riempito il vuoto lasciato dalle mie dimissioni?”

Ecco perché esiste oggi un problema di cui la classe politica sembra essere inconsapevole. Il Paese non crede più nei suoi rappresentanti. Va ancora alle urne, anche se il numero dei non votanti è andato progressivamente aumentando, ma con una crescente combinazione di rabbia, frustrazione, stanchezza e disprezzo. I sondaggi, i blog, le lettere ai giornali rivelano un’Italia delusa e amareggiata. Di fronte a questo diffuso malumore, la “casta politica” continua a comportarsi come se l’occupazione di un posto pubblico le garantisse un certo numero di licenze, prerogative e vantaggi collaterali a cui non intende rinunciare. La persona che rifiuta di dimettersi ritiene di poter contare sulla comprensione e la complicità del sodalizio politico a cui appartiene e spera che, passata la bufera, il suo caso venga dimenticato. E non si rende conto che sta perdendo la componente fondamentale del suo mandato: la fiducia.”

(Da: Sergio Romano, “Perché i politici italiani non danno le dimissioni”, Corriere della Sera, 4 Settembre 2010).

 

  1. Confusione e mancanza di idee chiare sulla programmazione delle fonti di energia

 

Malgrado la misurata (Referendum sul Nucleare 1987, sondaggi attuali) forte opposizione dei cittadini italiani alla reinstallazione di centrali nucleari in Italia, il Governo insiste, facendo il “gioco delle tre carte”, a procrastinare ma a non escludere fermamente l’opzione nucleare in Italia. E senza tenere in considerazione che la Germania (17 centrali nucleari) ha deciso di programmare la graduale chiusura delle sue centrali entro circa 15 anni, e che nella stessa Francia (58 centrali nucleari) che “dovrebbe” venderci l’ultima versione della terza generazione EPR di centrali nucleari, quella attualmente in fase di costruzione a Flamanville in Normandia, è stata bloccata il 2 Maggio u.s. dagli attivisti di Green Peace France.

http://www.ilcambiamento.it/energie_alternative/greenpeace_blocca_centrale_epr_flamanville.html

Il movimento antinucleare è molto diffuso in Francia, come in Germania e Spagna, e più aggressivo che in Italia.

L’Italia, attualmente, usufruisce delle seguenti 3 principali categorie di fonti di energia:

>>>  67% da centrali idroelettriche e termoelettriche,alimentate a gas,

>>>  20% da energie rinnovabili (fotovoltaiche, impianti eolici, biomasse),

>>>  13% da energia nucleare, importata da Francia, Svizzera e Slovenia.

Il nostro Paese gode di un sole caldo e molto frequente, specialmente nel Sud e isole. Il vento invece soffia sufficientemente forte solo in date aree, dove gli impianti eolici si stanno moltiplicando. Ma, seguendo le tradizionali consuetudini truffaldine di troppi italiani, detti impianti sono stati installati anche in località dove il vento soffia poco o quando bisogna prima recitare un rosario…..ma gli imprenditori coinvolti se ne strafregano perché mirano a incassare “un milione di Euro” di incentivo-a-fondo-perduto da parte della UE per ogni impianto. E arrivano ad autodichiarare la completezza dell’opera “prima” di collegarsi con la rete elettrica di distribuzione dell’energia, per incassare quanto prima “il malloppo”. Poi, “gabbato lo santo”,i più  se ne disinteressano e le pale restano ferme o girano al rallentatore. Dove? In Puglia, in Calabria, Campania, Sicilia, soprattutto. Dove se no?

Ma ora, pare, che il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, abbia deciso di autorizzare il pagamento dell’incentivo “solo dopo” l’allacciamento del nuovo impianto eolico alla rete di distribuzione elettrica, suscitando l’ “ira funesta” del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo…..baruffe casalinghe…..

Il fotovoltaico, invece, si sta sviluppando alacremente. Siamo o no il Paese del Sole?

 

Nel Bresciano la più grande centrale fotovoltaica pubblica d’ Europa, Brescia Energia, senza   spese per quarantuno Comuni.

La piccola valle dell’ Italia che funziona

La più grande centrale solare pubblica. L’ apparato snello. Totale dei dipendenti comunali: uno ogni 538 abitanti. A Milano sono uno ogni 74. Quel lago di luce. Il primato europeo di una piccola valle. Siamo in Valle Sabbia, a nord-est di Brescia, lungo il fiume Chiese.

«C’ erano finanziamenti per le energie alternative di scadenza il 31 dicembre 2010. Una volta deciso, dovevamo fare in fretta. Tre mesi. Viene individuato chi può costruire l’ impianto, il Consorzio Stabile Sardegna.  Ai primi di settembre 2010 partono i lavori. Non ce l’ avremmo mai fatta, senza quegli operai, quei tecnici, quei manovali sardi. Erano un centinaio. Hanno lavorato come pazzi anche di notte, con i fari. Perfino la vigilia di Natale, hanno lavorato», spiega l’ architettoAntonio Rubagotti, che ha firmato il progetto complessivo. «Hanno posato 24.024 pannelli per un totale di 38.438 m2. Tutti stesi seguendo il più possibile la conformazione del terreno, tra gli alberi, in modo da avere il minor impatto possibile dal punto di vista visivo”.

Fatto sta che il 28 dicembre 2010 l’ impianto era finito. Pronto per essere allacciato alla rete elettrica. E da allora fornisce energia per 7,8 milioni di kilowatt all’ anno. Il che consente un ricavato annuale di circa 5 milioni di euro: «Uno e otto lo diamo alla banca per restituire il mutuo, uno e qualcosa se ne va per la gestione e l’ assicurazione e due tornano ai 41 Comuni che non pagano più un centesimo per tutta l’ illuminazione pubblica. Tutti soldi di risparmio sulla partita corrente. ….. Visto? Made in Italy !

(Da: Gian Antonio Stella, “La piccola valle dell’ Italia che funziona”, Corriere della Sera-Sette, 28 Aprile 2011).

 

Tra qualche anno,  quando il condotto di gas “South Stream” sarà collegato coi condotti in territorio italiano, convogliandoci il gas dall’Asia Sud-Ovest, incrementando così le attuali forniture dalla Russia, il fabbisogno italiano di energia avrà un soddisfacente margine di sicurezza. Rendendo ancor più velleitaria e spregiudicata l’intenzione del Governo di riprendere tra un anno (così si espresse) il progetto nucleare.

 

 

C O N C L U S I O N E

 

Ora, dopo aver sopportato con pazienza i fetori di ben “10 puzze” del “marciume” che  – secondo me – sporca l’Italia di oggi, domandiamoci se e come questo stato di “puzze” potrebbe essere disinquinato per migliorare concretamente quelle situazioni marciscenti. Si tratta di un generale malessere psicologico e sociale, nonché di tragiche situazioni economico sociali alla soglia (molto precaria) di sopravvivenza, in parecchie aree territoriali, come nella Provincia di Carbonia in Sardegna, dove commercianti, operai e pastori di pecore sono in pessime disperate condizioni di vita, schiavizzati da tasse e multe di Equitalia e dalla mancanza ormai cronica di lavoro.

 

Ora, siccome e da sempre “il buon esempio deve venire dall’alto” e per evitare che questo “marciume” continui a prosperare nell’indifferenza ipocrita delle attuali autorità politiche e istituzionali, è indispensabile che i cittadini italiani si movimentino per promuovere il “cambio della guardia”! E’ necessario che soprattutto la “classe politica”, parolaia-mediatica, incapace di produrre fatti concreti nell’interesse dei cittadini, priva ormai della fiducia e del rispetto nazionale, venga sostituita radicalmente con nuove Elezioni Politiche.

 

A mio avviso:

 

  1. E’ indispensabile abrogare l’attuale “Legge Porcellum”, sostituendola con una nuova Legge Elettorale che elimini “la dittatura dei 5 capi partito” che promuovono i loro più accesi componenti della propria “servitù politica”, alla completa insaputa dei cittadini elettori.

 

  1. E’ opportuno stabilire per Legge un limite massimo d’età per poter candidarsi come Candidato/a alla Camera o al Senato, che stabilirei a 60 anni d’età. I politici o aspiranti tali di età maggiore, pensino solo a fare i nonni e lascino il campo ai giovani

      3.   E’ opportuno stabilire per Legge che qualsiasi Parlamentare possa essere eletto per un

           massimo    di due legislature (10 anni), trascorse le quali, al massimo di 75 anni per i 

           maggiorenti, sia obbligatorio dimettersi formalmente da qualsiasi incarico politico e istituzionale,

           restando facoltativo e augurabile che incomincino ad occuparsi attivamente dei propri

          nipoti…..lasciando così, finalmente, più spazio ai giovani. Questo significa anche che qualsiasi

          Parlamentare che abbia già vissuto due o più Legislature pregresse non sia più elegibile al 

          Parlamento. Questo consentirebbe di spazzar via, finalmente, gli incartapecoriti-parlamentari

          incollati da decenni ai propri scranni per meriti di “cricca-politica”. Di cui i cittadini italiani non

           hanno più né fiducia né rispetto. Ignavia, lassismo, assenteismo, incapacità politico-manageriale,

          sono le accuse popolari.

 

  1. Tutti i  uscenti – per aver già vissuto due Legislature in Parlamento – e se minori di 60 anni di età, potrebbero aver diritto di prelazione ad essere inseriti – se professionalmente qualificati – come dirigenti in istituzioni pubbliche o aziende controllate dallo Stato. Tutti gli altri – maggiori di 60 anni di età – o si trovano un lavoro adeguato loro stessi oppure si adattano a vivere da pensionati, con la “ricca pensione” erogata dallo Stato.

 

  1. E’ inoltre raccomandabile l’ abolire, nella Costituzione, l’indipendenza dal mandato politico parlamentare dei Deputati e dei Senatori. Ora, qualsiasi Parlamentare può “cambiare-casacca-politica” senza alcuna giustificazione, se non quella “sotto-banco” che il cittadino-in-strada identifica per il “mercato delle vacche”….. Lei s’immagina un Carabiniere, un Poliziotto, un Soldato o Marinaio Militare che, avendo giurato fedeltà alla Repubblica Italiana, si compromette con organizzazioni criminali o politiche nazionali o straniere ? Cioè “cambiare bandiera” ? No! Vero ? Allora perché è consentito a qualsiasi Parlamentare – che pure è tenuto alla fedeltà alla Repubblica Italiana –  di “trasformarsi” (money, money) in un altro partito politico, diverso da quello per cui lo stesso Parlamentare è stato “cooptato” (ma non eletto dai cittadini !) da uno dei 5 capi partito che formano la dittatura politica in Italia ? Voglio dire che se un Parlamentare, dopo essere “cooptato” in Parlamento, decide di non condividere più le linee politiche per cui ha accettato di essere “cooptato” in Parlamento, si deve dimettere, senza se e senza ma. Il Parlamento “non” è (non deve essere) un mercato di “operatori” a prezzo variabile.

 

Credo che queste mie conclusioni siano solo sogni individuali. Credo che siamo, noi italiani, in attesa che “il Berlusca” passi a miglior vita ….. privata. Meglio tardi che mai !

Ma – comunque vada – teniamoci Giulio Tremonti, come Ministro dell’Economia, per favore !

Il “Partito della Spesa” – trasversale – (più spendi più raccogli voti!) è sempre in agguato!

 

Grazie per la Sua gentile attenzione !

gualtiero.uii@gmail.com

 

 

 

La Repubblica Italiana. Oggi.ultima modifica: 2011-05-18T16:19:00+00:00da gualtiero.pw
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