La finanza (s)creativa USA, e non solo.

P R O L O G O

 

Con eccezione del gruppo di Stati denominato “BRICS” (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) e di ben pochi altri (es.: Germania, Francia), la crisi economica e finanziaria globale perdura ovunque, determinando e mantenendo la recessione o la crescita minima in moltissimi Paesi, come in Italia. Nessun economista, con i piedi per terra, sa valutare con ragionevole realismo i tempi per arrivare alla fine del tunnel, checché ne sparlino i media supponenti.

In questa situazione, assumono particolare influenza le qualificazioni di rischio finanziario attribuite ai vari singoli Stati dalle cosiddette “agenzie internazionali di rating”. Sono queste dei grandi (anche molto grandi) studi di statistica e valutazione finanziaria dei bilanci statali del singolo Paese, dei bilanci delle sue banche, dei suoi istituti finanziari principali e delle sue più grandi società private quotate nelle varie Borse Valori.Sono società indipendenti e specializzate nel fornire un giudizio sul merito di credito di uno Stato, di una società o banca emittente di titoli, o di un titolo specifico.

Le loro qualificazioni, “autodichiarate-inoppugnabili”, vanno dal massimo livello verso il minimo: AAA, AA+, AA, A+, A, A-, BBB, BB+, BB, B+, B, B- e così via….. L’Italia è attualmente qualificata da Standard & Poor’s come A+,  con etichetta “negativa”.

A giudicare da quanto riportano i media, i quotidiani finanziari particolarmente, le “agenzie internazionali di rating” nel mondo economico occidentale sono tutte Made in USA: Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch. La cui affidabilita’ e’ stata svalutata sia con i mutui sub-prime nel luglio 2007 che con il fallimento della Lehman Brothers.

L’Unione Europea NON ha avuto ancora il buon senso politico-finanziario di crearne una: indipendente dalle “cricche” di Wall Street, responsabili della “finanza (s)creativa USA”, e indiscutibilmente Made in EU.

 

 

S I P A R I O

 

Le “tre sorelle” Agenzie di Rating Made in USA, inaffidabili e corrompibili, come le “escort”…..

 

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      Standard & Poor’s, Inc.                                  Moody’s, Inc.

 

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Fitch, Inc.

 

La prima grande banca d’affari USA, Lehman Brothers, Inc., classificata AAA dalle agenzie di Rating USA, fino a “un’ora prima del fallimento”, poi avvenuto nel 2008.

 

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I tre principali costosissimi salvataggi dal fallimento da parte del Dipartimento del Tesoro USA, valutati AAA dalle Agenzie di Rating USA fino a “un’ora prima del tracollo”…..

 

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I due più grandi istituti immobiliari USA: Fannie Mae, Inc. e Freddie Mac, Inc. 

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     Bank of America        Dipartimento del Tesoro USA, Washington

 

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La crisi economica e finanziaria USA (perdurante) vista

dai cittadini americani.

 

 

Contributo dell’Italia di 3 milioni di Euro al Ministero della Cultura…..d’Italia ?

No! Al Ministero della Cultura dell’Egitto, per gli scavi archeologici Medinet Madi, ca. 100 km

a Sud de Il Cairo…..

 

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L’attuale Premier “distratto” dalle sue preoccupazioni sulla situazione economica-sociale degli italiani, perchè “arrapato” dalla ….. Croce Rossa …..

 

 

 

 

C O M M E N T I

 

Ad 1 ora dal fallimento avvenuto il 15 settembre 2008, la Lehman Brothers conservava – secondo le “agenzie internazionali di rating” Made in USA una “buona affidabilità” ed era addirittura consigliata come “ottimo investimento” sul sito dell’Abi ”Patti Chiari”, al contrario dei titoli di Stato italiani, considerati a rischio.

E’ un comportamento scandaloso e truffaldino che non deve piu’ continuare’.

Il compito delle agenzie di rating consiste nella valutazione del merito di credito, in termini di solvibilità, delle società pubbliche e private e degli Stati, ma questa missione da qualche anno e’ stata esercitata con approssimazione e spregiudicatezza, addossando le conseguenze a risparmiatori, famiglie e imprese, vittime di una crisi sistemica generata dall’avidità di banchieri e banche, spesso azioniste delle “tre sorelle del rating” e da evidenti collusioni con le autorità monetarie (Wall Street, Dipartimento del Tesoro USA) che rifiutano regole per limitarne l’operatività. Ovviamente, per supportare la politica economico-finanziaria USA in difesa del dollaro e/o per manovrare la variazioni di cambio del dollaro mirate ad aumentare le esportazioni e a ridurre le importazioni.

 

Gli Stati Uniti sono infatti l’unico Paese con il “rating massimo” (AAA) a non aver ancora fatto nulla per ridimensionare il debito cresciuto rapidamente dopo la crisi dei mutui subprime, dei “prodotti finanziari derivati” e la recessione.

 

L’America rischia il declassamento da AAA a AA+, parole (ma niente fatti!) di Standard and Poor’s. La “!minaccia” verbale è esplosa a Washington come una bomba, provocando uno scompiglio generale nel Paese e un tonfo a catena dei mercati azionari, dei titoli del Tesoro e del dollaro. «Se un accordo sulla riduzione del debito americano non sarà raggiunto nel giro dei prossimi due anni, c’è una probabilità su tre di downgrade», ha sentenziato l’agenzia di valutazione del debito (“solo” 1 probabilità su 3…..!!! ), confermando “solo temporaneamente” il voto massimo AAA per i titoli del Tesoro Usa, dopo aver portato da stabile a negativo l’outlook. La più grande e potente economia del mondo, con la valuta usata come unità internazionale di scambio, è quindi a rischio di declassamento, un concetto che nell’opinione pubblica occidentale si adatta(va) alla Grecia o alla General Motors, “non” agli Stati Uniti…..

 

Torna a far scalpore sui mercati finanziari la Dagong Global Credit Rating. La più importante agenzia di rating cinese (la Cina ne ha ben 4), dopo aver sfidato sei mesi fa l’America, ovvero il gigante dell’economia mondiale tagliando il rating del debito Usa da AA ad A+ con outlook negativo, ha colpito la Gran Bretagna, dimostrando a tutto il mondo di non temere proprio nessuno.

Il 24 Maggio 2011, l’agenzia cinese ha deciso di tagliare il rating sovrano inglese da AA- a A+, a causa del “deterioramento delle capacità di rimborso del debito sovrano da parte del Regno Unito, nonché delle difficoltà di allungarne le scadenza e di migliorare la situazione del debito pubblico nel breve-medio periodo”. Incerto anche l’outlook, passato a negativo, riflettendo la possibilità di un ulteriore downgrade alla luce delle incertezze legate alla politica monetaria della Bank of England e al possibile effetto contagio dei Paesi europei in crisi.

L’oligopolio delle americane Fitch, Moody’s e S&P si è già trovato a fare i conti con la new entry cinese non meno di un anno fa, quanto nel luglio del 2010 la Dagong ha presentato un rapporto sul debito sovrano di 50 paesi palesando la sua esistenza e la voglia di diventare un punto di riferimento per la valutazione del merito di credito alternativo alle grandi agenzie internazionali.

Anche se gli occidentali arricciano (ipocritamente) il naso di fronte ai giudizi della Dagong, taggiandoli come dubbi, il Presidente della Cina Hu Jintao ricorda che è più legittimo voler valutare con mezzi propri il merito di credito dei Paesi che la nazione asiatica va a finanziare, vista l’immensa quantità di riserve valutarie accumulata negli ultimi anni specie nei confronti di Stati Uniti e Europa.

Forse è proprio per tale ragione che nessun Paese occidentale ha protestato per le decisioni prese dalla Dagong: del resto nessuno vorrebbe incrinare i rapporti con il proprio finanziatore, altrimenti sarebbero guai.

 

Da “L’affondo di Oscar Giannino” – Panorama 28 Aprile 2011.

 

“ Le vere cifre del debito americano sono spaventose. E sono “truccate”, almeno secondo gli standard europei più rigorosi. Secondo le procedure contabili americane il debito pubblico sorpassa alla fine dell’anno prossimo il 100% del PIL USA, Ma questo ammontare “non” comprende il debito pubblico detenuto non dal mercato ma da altre istituzioni pubbliche, e sono circa altri 20 punti % di PIL al netto delle partite di giro. E “non” comprende il debito garantito dal pubblico di giganti come i “carrozzoni immobiliari” “Fannie Mae” e “Freddy Mac” (salvati dal Governo USA nel 2008 dal fallimento), altri 15 punti %. Se si aggiunge il debito degli Stati federali e quelli di Contee e Municipalità (la California è in stato di fallimento finanziario!), ecco altri 12-13 punti%. Infine, per la sostenibilità del debito pubblico non va compresa solo l’attuale spesa corrente, ma lo sviluppo a legislazione vigente della spesa secondo i diritti oggi garantiti, in materia come la sanità e le garanzie pubbliche alla previdenza. Se usiamo questi criteri – come si usa nell’Unione Europeail debito pubblico USA rischia di salire a 350 punti % del PIL, entro 20 anni……

Per cui sono una bazzecola i tagli di 38 miliardi di dollari concordati da Obama coi Repubblicani entro il 2° semestre 2011, per evitare la chiusura incombente degli uffici federali. “

 

Da questi dati si evince che la situazione finanziaria degli USA (ca. 150-160% del PIL nel 2012) è ben peggiore di quella del debito pubblico dell’Italia (ca. 120% del PIL nel 2011). Ciò malgrado, le “3 ineffabili (corrotte politicamente) sorelle del rating Made in USA” ostentano ancora una qualifica AAA per gli USA…..pur “minacciando” un eventuale abbassamento se il debito pubblico non verrà drasticamente ridotto…..campa cavallo!

Per cui, la valutazione A+ dichiarata per gli USA dall’agenzia di rating cinese Dagong risulta molto più attendibile e realistica.

 

Il colossale debito pubblico USA non è un problema solo per Obama, ma un grosso guaio anche per l’Italia, con più inflazione e meno export.

 

Infatti, non esistono a breve-medio termine (tre anni) le condizioni per un miglioramento concreto della situazione finanziaria USA. Ha la disoccupazione intorno al 10%, importa ben più che esporta, ha le banche strapiene di “prodotti finanziari derivati” (ovvero “titoli-spazzatura”, che le banche continuano a vendere spudoratamente senza controlli governativi), finanzia spese costosissime di guerra in Irak e Afghanistan (tirarsene fuori  a breve è un difficilissimo problema politico), subisce la micidiale concorrenza della Cina (che continuerà anche sul lungo termine ), soprattutto nei settori dei manufatti, dei prodotti di largo consumo, dei prodotti semidurevoli e degli alimentari. Gli USA diventano sempre di più “il pollo da spennare” della Cina, che vanta già un immenso credito crescente di titoli del Tesoro USA, già ben vicino ai 1.000 miliardi di dollari….

 

 

C O N C L U S I O N E

 

(A)     L’immagine politica e finanziaria degli USA ha perso – secondo me – la leadership mondiale, conservando solo quella militare, indiscussa. E non ci sono presupposti o condizioni potenziali a medio-lungo termine per un suo risollevamento che venga poi accettato e rispettato dagli Stati ritenuti più influenti.

(B)     Le misure prese negli ultimi due anni dal Dipartimento del Tesoro USA, sempre ferocemente contrastate dai Repubblicani, per finanziare varie banche d’affari (es.: Bank of America)  e istituti immobiliari (es.: “Fannie Mae” e “Freddy Mac”), l’incapacità politica di instaurare “dure e restrittive regole” agli ineffabili operatori-speculatori di Wall Street (che hanno perfino aumentato i loro traffici truffaldini con i “prodotti-finanziari-derivati!), inventori della cosiddetta “finanza (s)creativa”, hanno reso le immagini corporative e la conclamata affidabilità delle banche USA associabili alla “spazzatura”. Qualsiasi proposta e/o consiglio di investimenti da parte loro è da ritenersi ad alto rischio fallimentare….. “cave canem !”

(C)     La Cina maggiormente, ma anche il Giappone e l’India sono ora gli Stati leader mondiali in materia di riserve di valute pregiate. Nel 2010 detenevano insieme più di 2.000 miliardi di dollari di titoli del Tesoro USA. Questi Stati già pretendono e pretenderanno maggior voce nelle decisioni finanziarie internazionali (es.: presidenza e posti-chiave del Fondo Monetario Internazionale), declinando la passata egemonia USA.

(D)    L’Italia è in fase di lieve aumento dell’economia e del PIL, con scarse probabilità a breve-medio termine di accelerare la crescita, ridurre la disoccupazione, frenare il dislocamento di imprese produttive negli Stati dell’Asia o dell’Europa dell’Est. Inoltre, l’Unione Europea obbliga l’Italia (pena il rischio di fuoriuscita dall’UE) a ridurre drasticamente e annualmente il pesantissimo debito pubblico

Infatti, va tenuto conto delle implicazioni dell’inasprimento dei vincoli europei e in  particolare della nuova regola, assistita da apposita sanzione di tipo praticamente automatico, secondo la quale i Paesi che registrano un rapporto tra debito pubblico e prodotto superiore al 60% dovranno ridurre lo scarto fra il dato effettivo e questo valore-soglia di un ventesimo all’anno (del 3% all’anno, pari oggi a circa 46 miliardi di Euro nel caso dell’Italia).

(E)      L’Italia non ha scelta. Deve accettare, obtorto collo, la severa amministrazione del Bilancio dello Stato del Ministro Giulio Tremonti, senza velleitari piagnistei degli altri Ministri e dell’Opposizione. Il “Partito della Spesa”, trasversale politicamente quanto spregiudicato e irresponsabile, cerca continuamente di poter spendere e spandere, come nei folli anni ’80 e 90’.

Le uniche possibilità di reperire fondi per finanziamenti governativi a progetti di indubbia necessità ed efficacia possono e devono essere individuati e accantonati dall’eliminazione di “sprechi” di spese istituzionali e ministeriali centrali e locali (cancellazione di Enti, Istituti, Agenzie governative inutili, la riduzione forzata per Legge di stipendi eccessivi e assurdi (in Italia ci sono molte migliaia di dirigenti governativi centrali e locali che guadagnano (senza merito!) più del Presidente USA Barack Obama (250.000 $ anno = 180.000 Euro) e consulenze strapagate agli “amici-consulenti-di-cricca”, dalla cancellazione di progetti statali/locali velleitari sponsorizzati da “cricche-politico-affaristiche-malavitose” (es.: il progetto costosissimo e molto rischioso delle 4 centrali nucleari Made in France, ora in via di dismissione definitiva).

Un esempio clamoroso di spreco di denaro pubblico:

Dal Corriere della Sera, supplemento “IO donna”, “La città dei leoni torna a ruggire (Grazie all’Italia)”, di Barbara Millucci. 21.05.2011.

“ Nonostante i tagli, l’Italia riesce ancora a distinguersi. Grazie a un contributo di 3,5 milioni di Euro del Ministero degli Esteri, un team di archeologi dell’Università di Pisa ha riportato alla luce l’antica “città dei leoni” di Medinet Madi, nella valle delle balene fossili, ca. 100 km a Sud de Il Cairo. Per la prima volta i turisti potranno visitare l’area sacra, all’interno del nuovo parco archeo-naturalistico d’Egitto. Già agli inizi del secolo scorso, fu sempre un italiano, l’egittologo Achille Vogliano dell’Università di Milano, a scoprire per primo i resti della necropoli, risalente al II millennio AC, con rari esempi di vestigia tolemaiche, romane e coopte.”

Ovvero 3,5 milioni di Euro “regalati” all’Egitto, invece di assegnarli al Ministero della Cultura italiano, che ne ha un bisogno disperato…..cioè megalomania governativa da premier-nababbo-personale.

Ma tutto questo “non” basterebbe! E’ quindi è indispensabile, fattibile e augurabile che la lotta all’evasione (stimata 270 miliardi di Euro annui) sia ferocemente e rapidamente  incrementata da parte del Ministero delle Finanze e dalle Forze dell’Ordine.

Tutto quanto si sta già facendo “non” basta ! Si devono introdurre nuovi sistemi di controlli-computerizzati-incrociati, magari copiando da qualche Stato estero ben più avanzato. Si devono legiferare nuove procedure di prevenzione e controllo delle Dichiarazioni dei Redditi, molto più efficaci, con penalità severissime e rapide. In modo che “la paura” (di evadere, truffare lo Stato, cioè tutti i cittadini italiani) diventi molto più forte del “menefreghismo truffaldino”, dei “favori-agli-amici-degli-amici”, dell’ “ignavia ipocrita e corrotta dei controllori preposti”. In modo che si instauri largamente tra i cittadini italiani, finalmente, il tanto auspicato “dovere etico-sociale” di pagare le tasse come si fa molto, ma molto di più in Paesi molto più civili e molto meno truffaldini della nostra Italia…..E così sia !

 

Grazie per la Sua gentile attenzione!

 

Cordiali saluti.

gualtiero.pw

 

La finanza (s)creativa USA, e non solo.ultima modifica: 2011-06-10T09:42:00+00:00da gualtiero.pw
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Un pensiero su “La finanza (s)creativa USA, e non solo.

  1. C’è qualcosa ,crisi a parte che puntualmente non viene detto nè spiegato.A parte le buffonate di questo Governo non c’è mai stata la voglia di spiegare e denunciare i misfatti di un’Europa che sta lentamente stritolando nelle sue spire l’identità degli stati. L’Europa avrebbe dovuto significare ben altro.Ci troviamo in un’Europa dove il nord riesce a barcamenarsi tra i suoi mille problemi e un sud sull’orlo di una bancarotta epocale.Qualsiasi governo che fin qui ci ha governato non ha mai mosso un dito per denunciare le anomalie di un sistema marcio basato solo sulla speculazione e il signoraggio bancario. A voler analizzare più dettagliatamente la questione qual è lo stato nel cuore dell’Europa che ha i suoi forzieri carichi d’oro, grazie all’esproprio dei nazisti nei confronti degli Ebrei? La Germania. E nel cuore dell’Europa chi sta acquisendo un ruolo di primo piano se non la Germania che detta le sue regole all’interno degli altri stati e si presenta con la sua borsa perchè il debito venga onorato compresi i tassi esosi pretesi? Se ci fosse stato un Governo valido con a cuore le sorti della collettività e non della Giustizia, forse si sarebbe potuto ragionare su questi dati e far si che per uscire dalla crisi gli interessi invece di restituirli si sarebbero potuti utilizzare per far crescere la nostra esangue economia.E invece? Le agenzie di rating dettano le loro regola, le banche s’ingrassano e la popolazione muore.

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